GALATINA, l’antica – dove Cristo è femmina, i bizantini sono ancora vivi e lo xanax ha salvato le donne dalla tarantola

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Chiara Grondana

This Story is Sponsored by Le Spose di San Paolo

LECCE Salento. Sole, estate, il Mar Ionio di qua e l’Adriatico di là. È tutto, no? Forse, se ci fermiamo a riflettere, altre parole ci verranno in mente. Pizzica, Magna Grecia. Questa è una terra che ha da offrire una cultura che va ben oltre l’immagine vacanziera conosciuta ai più. E nell’entroterra, ma non troppo, sorge Galatina, piccolo paese di 27.000 abitanti. Centro del Salento e centro della storia, porta con sé gli strascichi di tradizioni millenarie ma è sempre più anche culla di innovazione e rivoluzione.

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Momento cardine della vita galatinese è la Festa dei Santi Pietro e Paolo (28 Giugno), e questo giorno sembra l’asse su cui si appoggia il resto dell’anno. Ma visitare la città in questa occasione è solo una scusa per scoprire quelle tante piccole meraviglie che Galatina preserva con cura e amore e che possono essere ammirate anche negli altri 364 giorni dell’anno.

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Ecco quella parte della sua storia che si può ammirare ancora oggi.


SAN PAOLO E LE TARANTOLE

Pietro busca e Paolo mangia, si dice a Galatina. San Pietro è infatti il patrono della città, ma la devozione va principalmente a San Paolo. I busti dei due Santi, in cartapesta quello di Paolo e argento quello di Pietro, riposano affiancati dentro la Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, e insieme vengono portati in processione il 28 Giugno.

L’importanza di San Paolo è dovuta al suo “matrimonio” con le donne di Galatina. Questo Santo è protettore di tutti coloro che sono stati morsi da un animale velenoso, serpente, scorpione o ragno che sia. Il Salento era la terra della taranta e delle tarantate, donne morse dal ragno e costrette a ballare spasmodicamente per guarire. Le galatinesi, però, ne erano immuni.

Al primo comparire dei sintomi veniva chiamata l’orchestrina terapeutica, un gruppo di musicisti composto da violino, tamburo e fisarmonica, affinché suonassero per la malata. Loro suonavano e lei si contorceva, in una danza che sembra più un esorcismo. Se questa frenesia non era sufficiente per la guarigione, la notte del 28 Giugno tutte le tarantate di tutto il Salento venivano condotte dentro la cappella di San Paolo a Galatina, dove passavano la notte accompagnate dai musicisti. La cappella porta ancora i segni di quelle notti, il passaggio di centinaia di piedi che hanno consumato l’altare quando le donne vi si arrampicavano.

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La guarigione arrivava la mattina, ma era solo un sollievo temporaneo: i sintomi sarebbero tornati per la successiva festa di San Paolo.

Sono stati in tanti a studiare questo fenomeno, ed è stato sempre più chiaro che il ragno era solo un povero capro espiatorio. Il tarantismo era un mix di culti e riti greci ormai dimenticati ma sopravvissuti in sordina e il malessere delle donne nella povertà salentina. Il tarantismo è sparito quando è arrivato lo xanax, si dice scherzando, ma in questo c’è un fondo di verità. La manifestazione fisica del malessere interiore era accettata solo in relazione al Santo e alla guarigione portata da questo. Le donne avevano solo questa via di fuga, non potendo esprimere altrimenti il loro dolore. La frenesia dei baccanali si è quindi trasformata nel secolo dell’ultima ribellione di donne schiave della loro vita.

Il tarantismo si è trascinato fino agli anni ottanta e sono ancora molte le persone che se lo ricordano. Un brutto affare, cose brutte da vedere, dicono gli anziani del paese. Ma ha lasciato un piccolo erede, da alcuni mal visto. La pizzica è nata infatti come ballo tratto dal tarantismo. Gli strumenti musicali sono gli stessi, e lo stato di trance che i musicisti talvolta raggiungono suonando non è dissimile dalla trance che la musica portava alle tarantate e ai musici dell’orchestrina terapeutica. La danza ha assunto elementi di seduzione, quando ballata in due. Restano saltelli, movimenti rapidi, ma poco altro della “danza” a cui erano costrette le malate.

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Galatina non si è però dimenticata del suo matrimonio con San Paolo. In occasione della festa di Pietro e Paolo, grazie al Club Unesco, vengono organizzati diversi eventi che scavano nel vero significato del tarantismo. Documentari, discussioni, culminando poi con la rievocazione di un rito di guarigione ed il carro che porta le tarantate alla Cappella di San Paolo. La Casa del Museo del Tarantismo offre foto e video sul tarantismo, quello vero. Chi è interessato può approfondire i complicatissimi aspetti di questa cultura religiosa leggendo il libro d’antropologia di Ernesto De Martino Nella Terra del Rimorso.


TERRA DI DONNE E CHIESE

L’estetica religiosa di Galatina lascia a bocca aperta. Le chiese sono decorate con dipinti ricchissimi che non hanno niente da invidiare alle chiese più famose d’Italia. Entrati nella Basilica di Santa Caterina non si può non restare a bocca aperta. Dipinta da diversi maestri, la Chiesa è un tripudio di blu e colori. I soffitti raffigurano diversi eventi e figure religiose e lasciano chi entra col naso all’insù per diversi minuti. Decine e decine di storie sono raccontate sulle pareti, anche con particolari realistici e inquietanti, come il gonfiore del corpo degli annegati. La guida giusta può portare allo scoperto tante piccole chicche nascoste nella chiesa. Quel mendicante sembra innocuo vero? Guardando meglio i suoi piedi non sono proprio umani… che sia il diavolo?

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Il chiostro adiacente non è da meno, e le figure che ne incorniciano il cortile hanno tantissime storie da raccontare.

Anche se non situata nel comune di Galatina, pure la piccola Chiesa di Santo Stefano di Soleto nasconde meraviglie. Completamente affrescata, è il perfetto esempio di come il Salento fosse e sia una terra di confine. Per secoli infatti il cattolicesimo romano e quello bizantino si sono incontrati e scontrati in queste zone, facendo nascere dal loro incontro piccoli unici capolavori.

L’area deve molte di queste testimonianze artistiche a una sola persona, una donna. Maria d’Enghien era la moglie di Raimondo Orsini del Balzo, signore della zona. Di gusto europeo e abituata al rito romano, fu mecenate di molti pittori e cercò di iniziare la zona allo stile pittorico romano. Si devono a lei i dipinti di Santa Caterina e quelli di Santo Stefano.

La donna che forse però sconvolge di più è quella dipinta sulle pareti della Chiesa di Soleto. Lunghi capelli biondi, volto delicato, quella donna è Cristo.


I SALENTINI SONO GRECI E BIZANTINI (PIÙ O MENO)

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Cristo è donna e questo gesto non è sembrato eretico a nessuno. Com’è possibile? Semplicemente perché risponde a una parte della dottrina bizantina per cui Cristo è la personificazione della Sofia, la saggezza, e non il Gesù incarnato che conosciamo noi. E così Soleto si ritrova una delle poche Cristo donne mai rappresentate. I tentativi di Maria d’Enghien di avvicinare il Salento al rito romano sono testimonianza della forte impronta bizantina (ma attenzione, non ortodossa!) che dominava questa zona. La Chiesa ritrae benissimo la convivenza delle due, con la riproduzione di due rappresentanti di queste chiese che però con le mani fanno il simbolo della chiesa opposta.

Bizantini caduti nel dimenticatoio? Ora in un certo senso sì, perché il cattolicesimo della zona è totalmente romano, ma l’antica influenza dell’est Europa, dell’impero bizantino e della Magna Grecia è ancora viva nei greci-salentini. Una fetta della popolazione si identifica così, parla ancora il griko in casa e si adopera a portare avanti questa cultura che ormai sta scomparendo. Attenti però. “Dire che un greco-salentino è greco è come dire che uno spagnolo è italiano, ma questo i greci non lo capiscono”, spiega la guida alla chiesa di Santo Stefano. Le canzoni in griko, inoltre, sono diverse da quelle tipiche salentine che sono ritmate e passionali. Sono delicati canti d’amore e nostalgia. E a volte un po’ sessisti. Una dice: Se vuoi una ragazza prendila di vent’anni, una di venticinque è troppo vecchia. Prendi la rosa mentre si sta schiudendo, il rosso di una già aperta è sbiadito. È terra di confine, di passaggio e di inclusione, il Salento.


TESORI SU CARTA

Galatina offre arte e storia anche su carta, gelosamente conservata all’interno della biblioteca e del Museo Civico Pietro Cavoti. La biblioteca infatti ospita decine di manoscritti antichi e rari. Da mappe tolemaiche del mondo fino ad allora conosciuto, a bellissimi disegni del ‘400, per passare a dizionari di aramaico e infine bibbie in quattro lingue. Custoditi gelosamente, abbiamo detto, perché la rarità di questi manoscritti li rende anche a rischio furto, così i volontari e il professor Carbone se ne prendono cura e si assicurano che non sparisca nessun volume. Un piccolo orgoglio che va protetto.

Anche Pietro Cavoti ha dato motivo di vanto per il suo paese di origine: pittore, illustratore, artista a tutto tondo, ha lasciato decine di taccuini e album di disegno, progetti, riproduzioni dei dipinti della Chiesa di Santa Caterina e molto altro. Spaziando da uno stile all’altro, il suo museo offre al visitatore esempi della sua enorme capacità, con immagini anche molto moderne e potenti.

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E LE NOVITÀ?

Come abbiamo detto, Galatina è terra di confine anche temporale, e unisce vecchio e nuovo, continuando a rinnovarsi e trarre spunto dalla propria storia. Per sapere qual è il presente di Galatina e cosa la rende ancora più viva ora, prosegui il viaggio sull’articolo Galatina la nuova.

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