Piccola guida di sopravvivenza a Tokyo – pt.1

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Chiara Grondana

TOKYO è immensa e lontana. Queste due sue caratteristiche possono spaventare il viaggiatore che ci mette piede per la prima volta. Si sentono storie su storie sullo shock culturale che si ha arrivando in Giappone. Sarà una città tutta alla rovescia? Quali regole dovrò dimenticare e quali imparare?

Alla fine però Tokyo è una metropoli come un’altra. Basta essere già stati a Londra o a Parigi per avere tutti gli strumenti necessari per navigarla in piena tranquillità e sicurezza. La vita a Tokyo è come nel resto del mondo: turisti con la macchina fotografica al collo, chi passeggia, ragazzi seduti lungo il fiume a riposare, lavoratori in pausa sigaretta.

A cosa serve questo articolo allora? Sebbene sopravvivere a Tokyo è molto più facile di quanto uno si aspetti, ci sono però delle piccole e curiose differenze a cui non siamo abituati. Niente di grave se non si rispettano, tempo due giorni anche il turista più cocciuto le avrà notate e si sarà adattato, ma se le avessi sapute prima di partire mi sarei risparmiata un po’ di fatica e figuracce.

Ecco quindi una piccola guida anti-stress per chi visita Tokyo per la prima volta.


1. GLI INDIRIZZI

Ecco, delle tante leggende sul Giappone quella che gli indirizzi non esistono è quasi vera. Non è che non esistono, è che sono poco pratici ai nostri occhi europei. Le città giapponesi non hanno il concetto di via, ma di zona.

Prendiamo come esempio l’ostello in cui ho alloggiato (che tra l’altro consiglio, attenti solo a non attentare alla vita del pesce rosso all’ingresso come ho fatto io!). L’indirizzo è 13-3 Higashikomagata, Sumida-ku, Tōkyō-to.

Sumida è il nome del quartiere, mentre Hisashikomagata è ciò che più si avvicina alla nostra idea di via. Non è però una via, bensì un blocco, un’area al cui interno i vari isolati sono numerati. Dentro Hisashikomagata dobbiamo quindi cercare il blocco numero 13 e una volta trovato questo l’abitazione numero 3. Sembra un metodo poco intuitivo, perché se non si sa di preciso dove si trova il blocco che stiamo cercando si rischia di vagare per un’area piuttosto grande, vedendosi passare davanti numeri dopo numeri, sempre sbagliati. Il consiglio è quindi quello di utilizzare una mappa.

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2. MAPPE? AIUTO!

Usare una mappa sembra facile, no? Bene a Tokyo è più facile a dirsi che a farsi. La città offre lungo i marciapiedi le tipiche mappe tu sei qui, ma con un twist poco piacevole. Siamo abituati a mappe e cartine in cui il nord è in alto, e il nostro cervello ormai funziona in questo modo. Il nord nelle mappe di Tokyo sembra messo sempre un po’ a casaccio. E mai in alto. Mi è capitato di trovarlo obliquo, che puntava verso l’angolo sinistro del cartellone. Probabilmente c’è una qualche ragione pratica per questa scelta (che io non ho ancora colto), ma potrebbe trarre in inganno e confondere molto facilmente.

Usare Google Maps? Rubare un wi-fi? Nì.

Sebbene Kyoto sia una miniera di free wi-fi, Tokyo su questo deve ancora lavorare. Se siete fortunati potrete trovare del wi-fi gratis e da lì usare app come Google Maps, ma appena vi muoverete rischierete di perdere la connessione (girare affidandosi agli screenshots fatti alla mappa può essere un’opzione, ma otto volte su dieci significa perdersi). Ovviamente chi non può fare a meno di essere connesso a internet può acquistare una sim in aeroporto, alcune di queste offrono solo traffico dati senza nemmeno darvi un nuovo numero, ma sono molto costose. L’alternativa più pratica (e che salva vite, relazioni e tempo) è quella di scaricare un’app di navigazione offline.

Appena arrivata a Kyoto, le mie colleghe, ben più esperte di me, mi hanno subito consigliato MAPS.ME e da allora siamo diventati migliori amici. Vi parlo di quest’app perché è quella che ho usato io, ma sono sicura che ce ne siano molte altre disponibili. Basta scaricare la mappa della propria destinazione e una volta lì accendere il GPS e digitare l’indirizzo. Conosce anche gli indirizzi dei principali ristoranti e attrazioni turistiche e ha disponibile l’opzione a piedi, in auto e perfino in bici (una manna dal cielo nella super ciclabile Kyoto).

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3. COSA VEDERE?

Una volta sistemati per bene arriva la domanda: Tokyo è così grande e piena di cose da fare, da dove inizio? Il mio primo passo in ogni città nuova è quello di partecipare a un FREE WALKING TOUR, e così ho fatto anche a Tokyo. Questi tour, come dice il nome, sono tour a piedi, di solito dalla durata di un paio d’ore, gratis. O meglio, non proprio gratis, ma senza un prezzo fisso. Sarà chi partecipa, alla fine, a decidere quanto pagare la guida. Non c’è né un minino né un massimo quindi sì, volendo il tour può essere anche gratis. In genere in Giappone la tip (mancia) si aggira intorno ai 1.000 yen. I FREE WALKING TOUR sono l’occasione giusta per ricevere un’infarinata generale sulla città, la sua storia, i suoi punti di interesse principali, avendo anche a disposizione una guida del luogo pronta e rispondere alle vostre curiosità e a consigliarvi. Finito il tour avrete molto più chiaro dov’è che siete, cosa vi interessa visitare e magari avrete già addocchiato la vostra prossima tappa.

Il tour a cui ho partecipato io partiva da Akihabara, il quartiere della tecnologia e degli anime, e si è concluso a Parco Ueno. Durante un paio d’ore ci è stata raccontata la storia della città, dei suoi personaggi principali, abbiamo visitato santuari e templi, e imparato la differenza tra uno e l’altro, siamo passati tra parchi, mercati e stradine. Ovviamente una metropoli immensa come Tokyo non può essere visitata a piedi in una mattinata, per cui il tour ha coperto solo una piccola area, ma è stato comunque estremamente interessante ed esauriente.

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4. LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO

Questo paragrafo è dedicato in particolare alle fanciulle, ma penso possa applicarsi anche ai fanciulli senza problemi. Leggenda (e statistiche) vuole che il Giappone sia una delle nazioni più sicure al mondo. Chi ci va torna dicendo di non essersi mai sentito così a suo agio in quel frangente. E non hanno tutti i torti. Il Giappone è veramente molto sicuro e anche passeggiando per le sue strade di notte non si ha quell’ansia da chissà cosa becco girando l’angolo che forse molte ragazze conoscono. Detto questo però, i giapponesi sono comunque persone e sebbene la loro cultura li renda più “innocui” a prima vista, questo non vuol dire che bisogna abbassare la guardia al cento per cento.

Da viaggiatrice donna e sola ho avuto un’esperienza poco piacevole anche in Giappone. Ero nello specifico ad Akihabara, che è popolato in prevalenza da uomini e ragazzi. Forse perché ero straniera, forse perché ero sola, forse perché indossavo una maglia giallo limone difficile da non notare, sono stata fermata da un uomo di mezza età. Subito pensavo avesse bisogno di un’indicazione o di qualche informazione, perché continuava a chiedermi sorry. Ma ho poi notato il telefono che teneva in mano e che puntava verso di me e ha iniziato ad accarezzarmi un braccio in modo piuttosto equivoco. Me ne sono andata immediatamente ma mi ha seguita per un po’ di minuti, entrando negli stessi negozi in cui entravo io. Ci ho messo un po’ a seminarlo e devo dire che l’ansia è stata grande. Tornata in ostello ho cercato se esperienze del genere sono comuni e ho trovato testimonianze di un paio di ragazze che sono state seguite come è capitato a me.

La mia storia ha un lieto fine, non penso che l’uomo avesse intenzioni troppo cattive (avrebbe rischiato grosso in un quartiere pieno di gente come Akihabara), ma la morale è quella di fare attenzione. Vivete serene, passeggiate quanto volete, ma tenete sempre un occhio aperto: alla fine tutto il mondo è paese.

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#. ALTRE DRITTE SU COME SOPRAVVIVERE A TOKYO? 

Trovi la seconda parte di questa piccola guida sul mio blog! :) 

Piccola guida di sopravvivenza a Tokyo pt.2