Quello che gli Aeroporti mi hanno dato

Frankfurt Airport by Gudrun Koppel
Gudrun Koppel
Frankfurt Airport by Gudrun Koppel

MONDO Amo gli aeroporti, a partire dall’odore soffocante dei saluti agli estranei che non conoscerai mai. Anche questi posti mi amano, lo so. L’unico luogo sulla terra in cui il mio corpo può sopportare più di un’emozione, sia essa felice o strappalacrime.

Ho conosciuto gli aeroporti fin troppo presto, a mio parere, per chi ci vuole vedere la forma fisica di tanti addii. Così tanti non se ne vedono mai tutti insieme e non sono mai più gli stessi. Tuttavia, li adoro e amo le loro promesse, a volte false, di nuovi inizi che ostentano intorno a me. In nessun posto mi sono mai sentita così sola eppure la folla mi ha inghiottito con grazia.

Gli aeroporti erano soliti odorare di crepacuore, se riesco ad articolare ciò che una più giovane me voleva esprimere a parole. Ogni tanto mi capita di guardare vecchi finali invece di nuovi inizi, prima di decollare, ma gli aeroporti mi hanno portata lontano, e non intendo solo in termini di miglia. Mi sono state date due case, lontano da casa, in due universi separati, l’Africa e l’Europa.

Frankfurt Airport by Gudrun Koppel
Frankfurt Airport – photo by Gudrun Koppel

Il ponte tra i continenti è solo 9 nuvole di distanza. Non so se amo tanto viaggiare quanto adoro gli aeroporti, da quello enorme di Francoforte (Germania) al remoto di Entebbe (Uganda), che colmano le mie lacune geografiche, tra le altre.

È per questo che ti esorto a perdertici una volta, e non intendo tra i segnali dei terminali che ti portano dalla parte sbagliata della bussola. Intendo invitarti a sederti con te stesso e riflettere sui viaggi che hai fatto e molti altri a venire.

Sono sempre consumata dalla noia ma ho anche esperienza di esplosioni di epifanie. E, soprattutto, questi luoghi di transito senza fine mi hanno dato parti di me stessa e delle persone che porto con me. Gli aeroporti sono una parte di me, quasi come se sentissero gli addii persino più di me.