Ad Extrema: il Millennio della Collina

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Chiara Grondana

Stories by the “Creative Curious Travellers 2016” about the city of Prato. Thanks to: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci | Camera di Commercio di Prato | USE-IT Prato | LeCù | Fonderia Cultart | Biscottificio Antonio Mattei | Cibino Take Away | Gelateria Fior di Sole | Apothéke Cocktail Bar | Dolci Amari | Caffè Vergnano | Camaloon | The GIRA.


ESTREMO: IL TEMPO

Martino guarda verso valle. Il verde dei cipressi svetta tra le prime foglie gialle e brune di inizio autunno. Dietro di loro si nasconde la città di Prato. Anche le viti iniziano a portare i segni della nuova stagione. Fra pochi giorni sarà Ognissanti e il confine tra vivi e morti diventerà labile.

Martino è salito a Carmignano per guardare le sue nuove terre. Ha da poco firmato un contratto con la chiesa. In cambio dovrà regolarmente pagare in olio, vino e bestiame. Scende fra le viti, le accarezza, si presenta.

Deve ancora trovare una sistemazione per il contratto, non può rischiare di perderlo. Entra nella casa che ormai è sua. Il fuoco è acceso e il tepore è piacevole. Domani farà portare le sue cose dal villaggio, sposterà la sua sistemazione qui, in via Capezzana. Molto lavoro lo attende. Deve controllare le botti, conoscere coloro che ora lavorano per lui, ambientarsi.

Martino non ha tempo di preoccuparsi. Mentre la giornata volge al termine inizia a far freddo, Martino si incammina verso il fondo valle, verso la città. Il sole tramonta sul 16 ottobre 804.

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Sposati, sposati, sposati. Tutti insistono ma lei dice solo: NO. Monna Nera non ascolta le voci di paese, né dei parenti, né di coloro che lavorano per lei. Lei è già sposata in un certo senso. Sposata alla valle, agli ulivi, alle viti, al vino e all’olio. Non c’è tempo per mariti e bambini. Il tempo va usato per dirigere i lavori, annusare i grappoli, ammirare i suoi successi. Il 1475 arriva e con esso sono inaugurate la casa dei Signori e le nove case poderali.

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Cosimo III de’ Medici è stanco, il Granducato va protetto, il suo antico splendore deve tornare. L’economia sta crollando, la casata rischia di estinguersi. Ci sono poche cose su cui poggiare l’orgoglio. Il vino. Il santo vino. O il Vin Santo. Da luglio il vino di Carmignano va per mare. Solca le onde per farsi gustare da tutta Europa. Vanto del Granducato, prima di essere imbarcato va controllato. Nessuna manomissione è accettata.

Limitare è prevenire, salvare. E che dunque la Toscana cerchi di rialzare il capo, che dunque determinati vini vengano prodotti solo in zone ben delimitate. In data 24 settembre 1716, Cosimo III firma Sopra la Dichiarazione dé Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano, e Val d’Arno di Sopra e crea il primo DOC d’Italia.

A Carmignano i grappoli riposano sulle rastrelliere. Le finestre sono spalancate in qualsiasi stagione per far entrare l’aria, l’uva macera e la stanza profuma di dolce. Un labirinto di scansie in legno e grappoli raggrinziti e nel naso questa promessa di vino. Sta per essere poggiato un altro carico quando arriva la notizia. Il Granduca tiene a noi, al Granduca è caro il nostro vino. Non sono limitazioni, sono garanzie.

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Bisogna salvare il vino. Non possiamo permetterci che i fascisti o i tedeschi se lo prendano. Che distruggano le nostre botti, dopo tutto il tempo che ci è voluto perché fossero pronte. Le nostre bottiglie non possono essere rotte, o svuotate da un soldato che non riconosce un bianco da un rosso.

Le bottiglie sembrano addormentate, nei sotterranei, sempre più impolverate man mano che la data sulla loro scansia va indietro. Bottiglie che hanno visto i nostri nonni nascere, innamorarsi e morire e ora devono essere imprigionate per chissà quanti anni.

Un muro, bisogna tirare su un muro e salvare il vino e Carmignano, perché la guerra non risparmia nemmeno i bambini, figuriamoci le botti.

E l’olio? Ora riposa in quegli orci enormi, è giallo, verde, brillante, sembra arrivato da un altro pianeta. Diteglielo, che se avvicinano il naso alla superficie potranno vedere il volto della loro amata. E a quel punto dategli un bello spintone. Che ci affoghino dentro, i soldati.

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Questa giornata di dicembre è luminosa, dopo giorni di pioggia e nuvole. L’orangerie brilla di giallo, arancio e i colori allegri dei dipinti. La villa accanto risale al ‘500 ed è la prima volta che si presenta disabitata da allora. I proprietari della Tenuta di Capezzana sono qui dagli anni ’20, la generazione attuale è la quarta e i suoi eredi non vivono più su questa collina. La loro madre era rimasta quassù, con la collezione d’arte della famiglia. Ci sono tante cose che gravitano attorno a olio e vino. Arte, natura, tradizione e innovazione.

Sottoterra scopro che il vino va coccolato, che deve essere una passione prendersene cura. Scopro che il legno delle botti che ora posso toccare arriva da boschi lontani, dell’est, della Francia, e ognuna delle assi porta con sé odori, gusti e caratteristiche diverse, che raccontano delle loro foreste natali, degli animali che hanno incontrato, degli anni che ci sono voluti a crescere.

E chi berrà il vino in esse contenuto berrà un po’ di quei boschi.

Tiro fuori la macchina fotografia e inizio a prendere appunti e sul primo foglio scrivo la data:

16/12/2016.

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P.S. Grazie alla Tenuta di Capezzana per l’accoglienza, gentilezza e simpatia! Chiara & CCTeam