Islanda: Hveragerdi + Thingvellir + Skogafoss

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Michele Moricci

ISLANDA Dopo una lunga attesa è arrivato il momento di partire. Muniti di giacche a vento, calzamaglia, terribili scarponcini da trekking e un infallibile piano di viaggio, partiamo diretti a Nord! Parte così il nostro tour on the road alla scoperta della terra del fuoco e del ghiaccio, attraverso i contrasti naturali e i misteri arcaici.


È mattina presto e seduti su una comoda KIA 4×4, siamo pronti ad affrontare il lungo viaggio attraverso la Ring, la principale strada d’Islanda che attraversa l’intera isola con un anello stradale a due corsie che percorre l’intero perimetro e collega le diverse regioni. Al di sopra di ogni aspettativa, il panorama così estremo ci sorprende subito con i colori delle montagne, delle rocce, dell’acqua e del cielo che si fondono insieme nella mutevole naturalezza delle forme più disparate. La temperatura esterna è di 12° e il sole ci assiste mentre percorriamo la strada costiera 427. Ci soffermiamo ad osservare le verdeggianti rocce di Gridavìk, poi ci dirigiamo verso il nostro primo stop: Hveragerði, una piccola cittadina – a sudovest dell’isola – nella quale sorge il Geothermal Park Hveragardurinn. Il parco ospita un breve percorso attorno all’acqua bollente, l’ odore sulfureo si espande con forza quando la pioggia inizia a scendere costante, così ci rifugiamo nella serra per gustare un te caldo nell’attesa di vedere l’attività del geyser. Ogni 20 minuti circa un getto di aqua caldissima raggiunge i 10 metri di altezza e poi riposa fino al prossimo slancio.

Facciamo la spesa in uno dei super-mercati a “buon” prezzo come consigliato da amici e dai viaggiatori del web. Il cibo sembra esser molto costoso e poco allettante da queste parti, sopratutto se non si ama la carne; quindi mangiamo il nostro toast e ripartiamo alla volta del Parco Nazionale di Thingvellir. Oltre ad essere considerato Patrimonio dell’Umanità e parte del Circolo d’Oro d’Islanda, in questo luogo (nel 930) venne fondato il primo parlamento del mondo. Gli Islandesi e i suoi scrittori amano Þingvellir per la sua storia e per la sua bellezza. Noi impavidi attraversiamo tutta la Almannagjà, il canyon o frattura dovuta alla deriva dei continenti, osserviamo da vicino la splendida cascata di Öxaráfoss e passeggiamo ai lati del fiume che sfocia nel grande lago Thingvallavatn.

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Il cielo grigio incornicia con forza l’intero paesaggio. Le grandi rocce scure a macchie bianche sono interrotte da muschio rigoglioso mentre la prepotente acqua della piccola cascata emette una flebile nebbia. Saliamo fino al punto più alto per guardare il parco in tutta la sua nordica bellezza. Nel cuore di Thingvellir sorge la piccola chiesa omonima che con il suo tetto grigio e le sue finestre color verde pastello svetta minuta tra gli abeti.

A circa 1 ora da qui sorge la splendida Gulfoss, la celebre Cascata Dorata. Spettacolare e impetuosa si forma dal fiume glaciale Hvìtà e compie un salto di 31metri. Scattiamo foto a più non posso ma niente sembra bastare per immortalare la bellezza della sua naturale forza. Non lontano da qui è situata la guest-house di cui saremo ospiti. Il Menji Kjanholt B&B è davvero delizioso ma dopo un bagno caldo crolliamo esausti nella nostra stanza.

GIORNO #2 La mattina seguente il vento ha spazzato via le nuvole e fuori splende il sole. Scesi per la colazione troviamo uno spettacolare banchetto degno della più trendy delle riviste di Interior Design.  Dalla finestra la vista è splendida e, sul tavolo, tutto è disposto in maniera impeccabile: Il pane appena sfornato, il caffè caldo, le marmellate fatte in casa, i cereali fatti con bacche del luogo, il succo di arancia, del delizioso latte fresco e molto altro. Questa è la colazione ideale! Usciamo al freddo della mattina per godere dell’incontaminata bellezza che ci circonda: l’aperta “campagna” tra i cavalli e il silenzio assoluto.Sistemati i bagagli siamo pronti per ripartire alla volta di Geysir.

Situato nella valle di Haukadalu, Geysir è il più famoso dei gayser attivi nel paese. La sua eruzione è esplosiva e può spingersi fino ad 80 metri. Rapiti aspettiamo di vederlo eruttare per scattare una foto e quando il getto colpisce l’aria, l’entusiasmo è incontenibile. Non siamo così fortunati da vedere l’occhio, una vera e propria bolla d’acqua che intrappola il getto, ma saltiamo in auto assolutamente soddisfatti.

La nostra meta di oggi è la celebre cascata di Skogàr,  trascorreremo proprio lì le prossime due notti, in un piccolo ostello di fianco alla cascata. Ma il nostro tragitto è costellato di cose da non perdere, così ci fermiamo a Selfoss, una minuscola cittadina con circa 8.000 anime, nota per le sue casine affacciate sul fiume Ölfusá e per la pesca del salmone. Il fiume color acquamarina costeggia il paese e bagna i piedi della chiesa prima di roteare su se stesso e sfociare nell’Oceano Atlantico. Girelliamo in città per constatare che è un giorno di festa nazionale e che tutto è chiuso, comunque le attività sono ben poche e quindi dopo aver fotografato le casette più caratteristiche torniamo all’auto. Davanti a noi un Domino’s Pizza e visto il sole e i giardinetti con panchine che si affacciano sul fiume, ordiniamo una costosa pizza all’americana con doppio formaggio per pranzo.

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Proseguiamo per Eyrarbakki, un villaggio di pescatori che conserva tutto il fascino di un tempo. Il paesino conta solo 569 abitanti e sembra quasi una città fantasma, ma basta addentrarcisi un po’ per osservare il modo quieto in cui scorre la vita locale. La chiesa svetta tra i tetti colorati delle casine circostanti e l’unica strada che c’è attraversa tutto il villaggio. Salendo le scalette in legno si può raggiungere una piccola promenade dalla quale si osserva l’Oceano. Il sole è più caldo del solito qui e la gente del luogo coglie l’occasione per riverniciare la staccionata, intrattenersi in giardino e godersi quel poco di estate Islandese.

Tornati in strada troviamo la bellissima cascata di Seljalandsfoss che può essere attraversata. Poi raggiungiamo Seljavallalaug in cerca della piscina di acqua calda all’aperto. Camminiamo circa 20 minuti tra le grandi rocce, ai nostri lati le ripide montagne, da un lato troneggiano rocce ombreggiate mentre dall’altro una lunga vallata verdeggiante si lascia illuminare dal sole specchiandosi nel ruscello. Approdati alla celebre piscina ci accorgiamo di non avere con noi il costume ma a dirla tutta, l’acqua appare un po’ troppo torbida per saltarci dentro spensieratamente. 

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Più tardi ci fermiamo al ludico e bruttino Museo delle Saghe, se pur non imperdibile è la perfetta pausa per una lunga giornata. Dopo aver avvistato il vulcano Eijafjallajokull, siamo davvero pronti per approdare alla meta. Fatto il check-in nel nostro costosissimo Ostello, ci spingiamo sotto la cascata di Skogafoss e lasciamo che le gocce di aqua gelida ci punzecchino. Instancabili decidiamo di salire i 700 gradini che ci dividono dall’apice del getto d’acqua. Intanto il sole ha iniziato la sua discesa e ormai il cielo è grigio con pennellate che virano al rosa. La temperatura scende e il rumore della cascata – che salta per ben 60 metri – riecheggia tutto intorno. I backpackers più coraggiosi montano la loro tenda ai piedi di Skogafoss, mentre noi ci pregustiamo un piatto caldo: noodles già pronti da scaldare con l’acqua.

Prima di dormire pianifichiamo il giorno seguente e per farlo usciamo a prendere un caffè Americano sulla terrazza del ristorante. Tutto è perfetto. Il silenzio, l’acqua che scorre e la luna che illumina la sera mai troppo scura.

Il viaggio continua…

NEXT STOP > Vik + Laguna di Ghiaccio + Hofn


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Michele Moricci