TAI – Tuscan Art Industry è decisamente una nuova (e buona) idea

Elena Mazzoni Wagner

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PRATO Mi piace tantissimo questa frase di Jane Jacobs*: “Old ideas can sometimes use new buildings. New ideas must use old buildings.” – tradotta in Italiano: “Le vecchie idee possono talvolta utilizzare nuovi edifici. Le nuove idee devono utilizzare vecchi edifici.” – e mi è tornata in mente lo scorso weekend, a Prato, dove ho scoperto che esiste un gruppo di attiviste (mi piace chiamarle così e mi piace pure che siano quattro giovani donne) che utilizza le vecchie fabbriche della città, in particolare quelle in stato di abbandono, per coinvolgere la comunità in un dialogo e confronto tra storia e presente, attraverso linguaggi contemporanei e universali (come l’arte) che possono attrarre un pubblico anche da lontano, e immaginare per questi luoghi, oggi in disuso, una nuova vita, un futuro.

*Jane Jacobs (1916-2006) è una scrittrice e attivista americana che ha sostenuto approcci innovativi per la pianificazione urbana basata sulla comunità, introducendo insieme a William H. Whyte il concetto di “Placemaking“.


La punta di un bellissimo iceberg

TAI – Tuscan Art Industry” nasce nel 2015 come laboratorio contemporaneo che invita artisti e curatori a lavorare in sinergia per elaborare un nuovo concetto di riconversione produttiva delle fabbriche all’interno dei siti di archeologia industriale dell’800 e ‘900 in Toscana. TAI è decisamente una nuova (e buona) idea che crea, condivide e vive l’arte contemporanea utilizzando il patrimonio industriale in senso tangibile (gli spazi, le fabbriche in stato di abbandono o riconvertito) e intangibile (gli archivi, la storia, la memoria). TAI è un evento alla terza edizione ma è solo la punta di un bellissimo iceberg, è la condivisione di un’intensa ricerca intrapresa con incredibile passione da SC17 (Studio Corte 17), lo studio fondato a Prato nel 2005 dall’artista e curatrice Chiara Bettazzi che da anni indaga i linguaggi contemporanei all’interno del paesaggio industriale. SC17, non a caso, ha sede in uno spazio ex industriale. * Vi abbiamo già raccontato di SC17, in particolare nell’articolo “La città di Prato in un tour contemporaneo“.


La mappa del patrimonio industriale

Nel 2015, SC17 inizia uno studio attento e costante del territorio pratese, caratterizzato da un tessuto urbano storicamente industriale [e legato soprattutto al settore tessile] che, a causa dei mutamenti produttivi e di mercato, si è lentamente trasformato lasciando molte strutture in disuso. Il primo risultato è stato il progetto “Diari Urbani”, un confronto tra passato e presente delle sedici fabbriche storiche individuate dal catalogo “La città abbandonata” dell’architetto Alberto Breschi, pubblicato nel 1985. Da qui è nata la curiosità e l’esigenza di un’analisi più approfondita degli elementi che caratterizzavano la città-fabbrica di un tempo e di ciò che ne è rimasto oggi.

Ed ecco che nel 2016 inizia un vero e proprio lavoro di mappatura realizzato da Chiara Bettazzi insieme a Chiara Soldà, Federica Cerella e Stefania Biagioni. SC17 sviluppa così un censimento del patrimonio industriale del territorio, dal centro della città di Prato alla Val di Bisenzio, un patrimonio visibile in una mappa online in continuo aggiornamento: [industrialheritagemap.sc17.it]. L’archiviazione e catalogazione delle fabbriche – intese praticamente come “beni culturali” – mostra lo stato attuale in cui si presentano ma la mappatura è in costante definizione e aperta a qualsiasi segnalazione per eventuali luoghi da aggiungere, modifiche o integrazioni. 

Industrial Heritage Map - Prato 2017

Industrial Heritage Map è comunque una piattaforma che già evidenzia una realtà importante che caratterizza la città di Prato. L’obiettivo però non è questo: la mappa è solo uno strumento per diffondere prima di tutto una consapevolezza, per condividere una questione urbana che può essere un problema oppure un’opportunità, per sensibilizzare la comunità ed avviare insieme a diversi attori sociali una serie di processi che possano dare nuove funzioni agli edifici identificati come in stato di abbandono, partendo dalla riqualificazione dell’immaginario che li circonda. Ad esempio, facendo da tramite tra proprietari e potenziali usufruttuari degli spazi, favorendone l’occupazione, temporanea e non; oppure, organizzando eventi e visite guidate in questi luoghi che sono patrimonio di archeologia industriale esattamente come accade durante TAI – Tuscan Art Industry ma anche come potrebbe accadere in modo più frequente e regolare per i viaggiatori di tutto il mondo che tutti i giorni attraversano la Toscana.


[clicca sulle foto per aprire e sfogliare la gallery | foto di CCT & TAI]

Ed è subito esplorazione urbana!

Noi di CCT stiamo partecipando a TAI 2017 – giunto alla terza edizione con un GRAND TOUR – insieme ad alcuni #CCTravellers che presto racconteranno qui, sulla nostra web guidezine, la loro esperienza con testi, foto, illustrazioni. Lo scorso weekend [21/22 Ottobre] abbiamo visitato il Polo Campolmi + la Corte di Via Genova (due diversi contesti in città che sono esempi di ex fabbriche riconvertite in luoghi di cultura e creatività) + la Gualchiera (fabbrica ancora in stato di abbandono a Coiano), attraverso percorsi guidati, mostre di artisti contemporanei ed installazioni site-specific.

In attesa dei prossimi appuntamenti in Val di Bisenzio [12 Novembre] e del racconto dei #CCTravellers, vi invitiamo a seguire il progetto TAI – Tuscan Art Industry per non perdervi la sua evoluzione e gli eventi in programma; e poi vi invitiamo ad utilizzare la bellissima e utilissima Industrial Heritage Map che ad oggi conta ben 155 indirizzi di vecchie fabbriche abbandonate, riconvertite, in disuso, in toto o in parte, oppure ancora attive. Quante ce ne sono ancora da individuare? Difficile rispondere, probabilmente almeno due o tre volte tanto, considerato che diverse aree, come quella di “Macrolotto 0” ad esempio, non sono ancora state studiate. Quindi la ricerca continua e potete tutti contribuire attraverso le vostre segnalazioni via mail a [industrialheritagemap.sc17@gmail.com] ma potete anche divertirvi ad esplorare questo territorio toscano in modo diverso, seguendo la mappa del patrimonio industriale!

Cosa che noi, lo scorso weekend, abbiamo sperimentato insieme agli illustratori Tsjisse Talsma & Debora Westra, #CCTravellers da Groningen (Olanda), esperienza che continueremo a fare con la redazione di Comò Mag, formata da altri tre creativi viaggiatori della nostra community che invece ci raggiungeranno da Reggio Emilia. Insomma, se siete curiosi, fate come i #CCTravellers: prendete l’Industrial Heritage Map e partite in esplorazione urbana! Sarà un viaggio di scoperte, ispirazioni e nuove idee in vecchi edifici. 😉

* Ah! A proposito della Valle, qui la storia di un’altra CCTraveller: “Ad Extrema: Cenci, Astronavi e la Val di Bisenzio“. E qui invece l’articolo di una (local) CCTzen sulla Biblioteca Lazzerini, parte – insieme al Museo del Tessuto – del Polo Campolmi: “Nella Biblioteca Lazzerini o in un dipinto metafisico?


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Elena Mazzoni Wagner