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Tom Treadway

Stories by the “Creative Curious Travellers 2017” about the city of Pistoia. Thanks to: Giorgio Tesi Group | Discover Pistoia | NATURART | La Sala | FAI Giovani Pistoia | BrickScape.it | Brandini – Pistoia | Comune di Pistoia | Pistoia Italian Capital of Culture 2017.


PISTOIA Il rumore delle ruote sulla piastrella ancora calda del patio ha svegliato i miei compagni; erano passate le due del mattino quando ho raggiunto il vivaio e l’appartamento circondato da piante yucca, esausta per il lungo viaggio in auto ed essermi persa in mezzo al nulla. Pistoia e le sue ville addormentate sembravano essere lì di guardia per l’arrivo di stranieri come me; mi sono precipitata dentro casa con un’unica aspettativa, una buona notte di sonno, ed eccoli qui che aspettavano me.

Pistoia, Italian Capital of Culture 2017 - illustration by Tom Treadway
Pistoia, Italian Capital of Culture 2017 – illustration by Tom Treadway

I. Alla fine della strada: storia di un arrivo

La prima volta che ho incontrato Virginie, ho pensato: oddio, questa ragazza è fresca. Ridacchiante, con occhi verdi come due palline da biliardino e una giacca di pelle marrone. Aveva qualcosa di arioso, leggero, e qualcosa di un bambino disubbidiente dietro una finestra rotta. Avrei poi capito che avevo – per lo più – ragione.

Ci conosciamo da oltre 7 anni e questa amicizia è stata una montagna russa, punteggiata da molti viaggi, tante discussioni e due matrimoni: uno che si è rivelato breve, l’altro che non è mai accaduto. Ma facciamo qualche passo indietro.

Febbraio 2014, Virginie viene a trovarmi in Michigan, dove studio e insegno francese. Lei vuole visitare Detroit, questo posto losco che tutti mi hanno detto di evitare. Proprio ciò che non avrei dovuto menzionare: la mia amica era entusiasta di andarci. Così ci siamo andate. E là abbiamo incontrato questi due incredibili ragazzi di cui ci siamo innamorate. Mid-westerners con occhi blu, sognanti e divertenti. Molto diversi tra loro, proprio come Virginie e me.

Per farla breve, abbiamo portato avanti la nostra storia d’amore in parallelo, e il che aveva qualcosa di surreale; qualcosa di quei brutti film in cui tutti i protagonisti sono coinvolti in relazioni pazzesche che non si verificano mai nella vita reale. Beh, cosa fai quando questo effettivamente accade nella vita reale? Te lo dico io: ti spaventi. “Troppo bello per essere vero” come si dice, e il sogno per me si è spezzato quando sono tornata in Francia per finire l’università, lasciando l’amore dall’altra parte dell’oceano.

L’attuale marito di Virginie non ha avuto paura invece dell’acqua e delle onde e ha deciso di fare il grosso salto, trasferendosi in Francia. Si sono sposati circa un anno dopo il loro primo incontro e ogni volta che li vedo insieme, mi meraviglio delle conseguenze di questo viaggio. Cosa sarebbe accaduto se invece Virginie non avesse insistito a visitare Detroit?

Questa è infatti una bella storia. Nella vita reale però contano le differenze, e il matrimonio ha a che fare con questioni che non sono mai menzionate nelle serie HBO. Non importa quanto profondo e appassionato sia un amore, deve comunque attraversare la banalità dei rotoli di carta igienica, delle bollette e del respiro al mattino. Per uno spirito curioso e matto, può non essere abbastanza e il matrimonio della mia amica sembrava aver raggiunto un incrocio. Nessun segno, nessuna indicazione, ma il richiamo del mondo. Così lei mi ha chiamata.

In una situazione di crisi, un viaggio in Italia non può essere una cattiva scelta. Poiché io stavo esitando ad andare a Pistoia da sola, Virginie si è offerta di unirsi. Cosa che ancora ignoravo è che avremmo condiviso il nostro appartamento e auto con due uomini americani (West-coasters stavolta, ma sempre con occhi blu); sebbene sapessi comunque che il progetto prevedeva l’incontro tra persone da tutto il mondo.

Nel cuore pulsante della Toscana, sotto un sole cuocente e un cielo turchese, cosa sarebbe potuto succedere?


II. Parole, tempo e spazio

Ed eccoci qui, io e Virginie, a ridacchiare nel mezzo della notte mentre fumiamo una sigaretta. Le piante yucca stanno provando a dormire, proprio come i ragazzi, la cui finestra aperta probabilmente gli informa che noi invece non siamo ancora pronte per andare a letto. Ad eccezione dei saluti, non parlo con loro sino alla mattina seguente, quando decidiamo di prendere l’auto e visitare la città.

Abbiamo esplorato le viscere di Pistoia (alcuni di noi, ma non farò i nomi, erano più spaventati di altri) e non abbiamo capito una sola parola della nostra guida in italiano; ci siamo persi vagando tra le innumerevoli strade, tutte strette e giallo ocra, con tanti tetti e balconi; abbiamo fatto una gita al mare, raggiungendo la spiaggia di Viareggio e facendo pratica in auto della nostra pronuncia francese (io pretendevo di dormire ma dentro ridevo); abbiamo parlato dell’adolescenza e del significato della vita in un parco giochi sulla strada verso il “ponte sospeso” di San Marcello, su per le montagne pistoiesi; siamo riusciti a fare un’inversione ad U in una via non più larga di una gelateria (e queste sono minuscole in Italia!). Ma abbiamo fatto molto di più: abbiamo fatto una squadra.

E ci siamo raccontati delle storie. Una su una ragazza che prende droghe alla dogana di un aeroporto. Un’altra su dei pomodori ciliegini e una pipì su una terrazza. Un’altra ancora su un uccello ucciso dal proprio uovo che lo ha risucchiato (o qualcosa del genere, comunque molto strano).

E abbiamo ascoltato una storia. Quella di Anna e Shawn. Amore a prima vista. Bang. Davanti ad una sala concerti a La Valletta, città capitale di Malta, lei stava fumando da sola e lui la stava osservando (anche lei lo stavo osservando, dice Shawn). Lui ha iniziato a parlarle (con quel fascino del sud, dice Anna) e lei ha continuato a parlargli.

Finalmente, lui è riuscito ad avvicinare la mano al suo collo e la cosa si è attorcigliata. Qualche giorno più tardi, dopo una breve luna di miele, lei ha preso un aereo per tornare in Ungheria, suo paese d’origine, con dentro alla borsa… una lettera d’amore di Shawn. Lo stesso giorno, mentre Shawn stava annegando la sua tristezza nell’alcool, lui riceve questo messaggio: “dove sei?”. La ragazza lo stava aspettando fuori, davanti al bar. Sei anni dopo, loro ne ridono ancora.

Il potere delle storie. Le parole possono muovere il mondo. Le persone. Renderle più vicine. Questo weekend a Pistoia è stato pieno di parole e già, tutto quello che posso condividere a riguardo può darvi solo un piccolo scorcio su ciò che era in ballo: qualcuno si stava inventando un nuovo amore, qualcuno stava cercando di calmare un vecchio dolore, qualcuno stava iniziando una nuova vita in una nuova città, qualcuno stava finendo un lungo viaggio, pronto a tornare a “casa”. Ma cosa è casa se non questa sensazione di familiarità e facilità?

Ecco sul serio qualcosa di questo fine settimana: la sua facilità. Tutto, stranamente, è stato così fluido e naturale, nonostante il fatto che tutti noi ci fossimo appena incontrati. Potresti riderci, soprattutto se ti dico che leggo i tarocchi nel mio tempo libero, ma è sembrato davvero così, semplicemente come se questo doveva succedere.


III. In partenza, ancora

Quindi cosa? La storia che si ripete? Le due ragazze francesi che incontrano i due ragazzi americani e stanno insieme e poi magari stavolta vivono felici e contenti anche dopo?

Ciò farebbe un’altra buona storia. Da raccontare ad un certo punto durante un altro viaggio, forse da qualche parte in una spiaggia intorno ad un falò. O poco prima del tramonto, sulla cima di una montagna. Forse di fronte ad una tazza di caffellatte, vicino a una fontana o dopo un concerto, nelle strade buie di un’altra città europea. Intratterrebbe, sarebbe divertente. Ma sarebbe giusto? Il fatto è che le storie sono precisamente questo, solo storie.

Tuttavia, ci ispirano. Anche perché qui c’è stato un treno perso. Domenica sera, ultimo momento insieme. Noi quattro a cena, a mangiare del buon cibo italiano, seduti ad un tavolo esterno di un bel ristorante chiamato “I Salaioli“, in Piazza della Sala. Il tempo passa e la carrozza sta per trasformarsi in una zucca: Virginie ed io dobbiamo andar via e prendere il nostro treno per Firenze. Peccato che io sia così sbadata! A quanto pare ho dimenticato di controllare l’orologio… Ovviamente, nessuno si è preoccupato. Ma abbiamo avuto quel dono: una notte in più rubata alla realtà, sotto le luci gialle e il cielo blu profondo.

Il ritorno alla realtà, ahia. 14 ore di bus – quasi perso pure questo (stavolta, non di proposito) – e un vicino il cui russare hardcore ha innescato le risate degli altri passeggeri; l’attacco di zanzare alla stazione bus di Milano e due ore fermi alla dogana svizzera. Infine, l’arrivo a Strasburgo, la mia città. Sono le 6 del mattino, la pioggerella piange sull’asfalto ed io provo una nostalgia senza fine. Nessuna traccia d’Italia. Da nessuna parte. Dov’è andata?

Dobbiamo ammettere almeno una cosa: il tempo presente non ci viene offerto come una riparazione del passato. Ciò che andato, è andato. Sia un matrimonio fallito, una relazione che non è fiorita, un paese lasciato alle spalle o incontri significativi svaniti nel tempo e nello spazio. Non cercare di catturare il vento, segui solo la sua direzione.

Allo stesso modo, mi rifiuto di vedere il tempo presente come una ripetizione del passato. Questa stronzata del tempo ciclico? Sì, ci sono dei disegni o schemi; sì, tendiamo ad essere determinati dalle nostre esperienze, dalla nostra famiglia, dalla nostra cittadinanza o dalle origini sociali. Ma ciò che facciamo con quello che ci viene dato dipende solo dalla nostra libera volontà. Siamo destinati ad essere liberi e questa libertà è la nostra più grande responsabilità.

Non capisci dove sto andando? Storie, giusto? Le storie possono servire sia il “male” che il “bene”, possono sostenere la nostra volontà di battersi e avere successo oppure giustificare il nostro fallimento, questo atteggiamento “non-è-colpa-mia” che tutti noi tendiamo ad avere di volta in volta. Decido oggi che questo fine settimana a Pistoia non solo diventerà una storia, ma la mia storia. La mia storia in cui volto la pagina di un vecchio amore. La mia storia in cui accedo alla libertà e all’età adulta. La mia storia in cui divento una narratrice. Perché io decido che questo doveva succedere.

Marie Beckrich