Brighton, come in quella “Summer of Love”

Brighton-beach
Valentina Basili

BRIGHTON Mille sfumature di azzurro, case dalle tinte pastello e profumo di mare, è un sogno diventato città.

Royal Pavilion Shop, products, Brighton photographer, JIMPIX, James Pike
Royal Pavilion Shop, products | Brighton photographer, JIMPIX, James Pike

La più eclettica delle città inglesi si trova nella contea dell’East Sussex e si affaccia sul canale della Manica da cui rivolge lo sguardo alla Francia, che dista un centinaio di km. La vicinanza a Londra e l’introduzione della rete ferroviaria nel XVIII Sec. trasformarono l’antico villaggio Beorhthelmes tūn (Beorhthelm’s farmstead) in una delle mete predilette dagli inglesi per purificarsi dal grigiore cittadino con della salubre aria di mare.

Oltre all’odore di salsedine, c’è profumo di libertà e allegria; di accoglienza e accettazione di ogni persona, dalla più stravagante alla più convenzionale. In questo supera persino Londra, che è un po’ il luogo-simbolo in cui si è liberi di dar forma a se stessi, perché all’indifferenza di una grande metropoli aggiunge un po’ di cuore tipico dei luoghi di mare: non solo lascia che tu ti esprima ma ti accoglie con un sorriso.

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Il centro è un susseguirsi di strade (imperdibile la North Lane) e stradine (le South Lanes) vivaci, piene di colori, street art e cose che non ti aspetti. Pochi franchising e centinaia di cafè e pub indipendenti, ognuno con il proprio carattere e mille inimitabili dettagli che li rendono ecletticamente unici.

Lo stesso vale per i negozi, soprattutto quelli vintage, spesso dei veri e propri “mercatini delle pulci”, in cui vale la pena passarci persino un pomeriggio intero, perdendosi a fantasticare sulla storia di ogni oggetto, dalla cartolina del primo ‘900 con ancora dietro gli auguri di “Buon Natale” allo specchio intarsiato con le donne Art Nouveau di Alphonse Mucha.

Passeggiando tra le piccole Lanes è quasi d’obbligo fare un salto al Choccywoccydoodah, famoso per le creazioni più stravaganti completamente di cioccolato (divenuto piuttosto celebre attraverso il programma “Fabbrica del Cioccolato”  trasmesso in Italia qualche anno fa sul canale Real Time).


Ma il gioiello della città è il Royal Pavillion fatto costruire da Re Giorgio IV rimasto affascinato dalle stampe orientali, dapprima ispirandosi allo stile cinese e successivamente modificato secondo i canoni dell’architettura indiana.

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Dopo la visita, sulle note di qualche musicista di strada, – (Brighton ne è piena!) – si può passeggiare nel grande parco che circonda l’eccentrica villa o stendersi sull’erba all’ombra di un albero: un idillio rigenerante, una pacifica fuga dalla realtà.

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Sul tardo pomeriggio, quando il sole inizia a calare, è il momento di andare sul lungomare ad osservar le nuvole rosa che vanitose dal cielo si specchiano sulle increspature delle onde. C’è il Brighton Pier con musica, cibo, montagne russe e turisti; oppure c’è la spiaggia, dove ci si può bagnare i piedi – nella gelida acqua della Manica – osservando lo scheletro dell’antico West Pier, con la musica di strada che ci accompagna in sottofondo.

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Qualche tempo fa, un’amica, dopo averci vissuto qualche anno, l’aveva definita “La San Francisco d’Inghilterra” – proprio per il culto della libertà, della pace e dell’amore senza pregiudizi, come predicavano gli hippies durante la Summer of Love del 1967. Non a caso, la città ospita ogni anno uno dei più grandi e famosi e storici Gay Pride: dal 1973Brighton & Hove Pride è diventato un vero e propio festival.


Tante risate e occhi che brillavano di spensieratezza, questa è l’energia che mi ha regalato questa città.

Valentina Basili