Lo strano caso di Eddie Vedder a Taormina

Eddie Vedder - Live@Taormina Teatro Antico (June 2017)
Simone Bardi

MESSINA, TAORMINA. L’occasione era di quelle da non perdere. Una delle location per spettacoli più belle e suggestive al mondo che ospita una delle voci più incredibili del panorama musicale attuale.

Eddie Vedder - Live @ Taormina - Teatro Antico (June 2017)Da una parte il Teatro Antico di Taormina, con la sua acustica perfetta, la grazia e l’armonia della sua architettura, la bellezza mozzafiato del suo affaccio sul mare, l’unicità del panorama dell’Etna fumante sullo sfondo. Dall’altra, Eddie Vedder – frontman dei Pearl Jam, storia del rock, voce da brividi che ti entra nell’anima – finalmente in Europa per un tour acustico, da solo con il suo set di chitarre. Due entità che non potevano fare a meno di attrarsi, di essere l’una parte dell’altra, di omaggiarsi a vicenda per due serate che resteranno nella storia. Tutto questo è accaduto il 26 e il 27 Giugno del 2017, due date da ricordare.

Taormina offre in modo naturale tutta la sua bellezza e incomparabile ospitalità siciliana ai migliaia di fan arrivati da ogni angolo del mondo e riversati per le vie del centro, in un clima di assoluto rispetto e serenità, come dei vecchi amici che si ritrovano per prendere una birra insieme. E così, mentre cala lentamente la sera, 4.500 persone entrano ordinatamente all’interno del Teatro Greco. Camminano tra le gradinate con le gambe che tremano di riverenza, dentro la storia, indietro nel tempo. Ad ogni passo si rimane a bocca aperta, ogni angolo propone uno scorcio diverso, una vista unica, una meraviglia che i sensi cercano di catturare attimo per attimo. Ci siamo, inizia lo spettacolo… uno spettacolo lungo due giorni. Sì, perché la sensazione che abbiamo avuto tutti è stata quella di assistere ad un unico lunghissimo concerto di 5 ore, con l’intervallo di una giornata nel mezzo. Un discorso lasciato in sospeso a mezzanotte e mezza del lunedì, poi ripreso e concluso il martedì sera come se non ci fossimo mai alzati da quelle gradinate.

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Due serate dove il tempo si è fermato e ha permesso che in quel luogo si creasse un microcosmo distaccato dal resto del mondo, una bolla di felicità irripetibile, un ecosistema fatto di energia pura.

Abbiamo visto la magia di un uomo, della sua voce e delle sue chitarre. Un uomo che ci ha fatto ridere, cantare, sfogare, commuovere, emozionare. Un uomo che ci ha preso per mano uno ad uno e dalla riva ci ha portati al largo. Abbiamo navigato in un mare interminabile di canzoni, di racconti e di parole. Abbiamo chiuso gli occhi e ci siamo fatti trasportare dalle onde della sua voce. Abbiamo ammainato le vele chinando il capo in segno di rispetto per la dedica appena accennata al compianto amico Chris Cornell. Abbiamo affrontato il mare in tempesta delle chitarre rabbiose dei suoi demoni interiori. Ci siamo fatti trasportare dalla dolce brezza del quartetto di archi che ha accompagnato alcuni pezzi. Abbiamo alzato i calici e brindato all’unisono per una proposta di matrimonio fatta in diretta da un fan alla sua ragazza durante il concerto. Siamo scesi in profondità con le tonalità incredibili di Long Nights. Siamo risaliti a galla urlando a squarciagola i ritornelli di Jeremy e Hard Sun. Abbiamo creato una marea umana di puntini luminosi per omaggiare la piccola Harper, figlia minore di Vedder, presente anche lei sul palco. Abbiamo ondeggiato dolcemente sulle note di Imagine di John Lennon. Siamo rimasti in apnea trattenendo il fiato in religioso silenzio davanti a Sleepless Nights cantata senza microfono. Abbiamo pianto di commozione cantando Black e abbiamo ripetuto ossessivamente quell’ultimo refrain ancora e ancora per far durare quella canzone, forse la canzone più bella di sempre, per l’eternità anche quando la musica era finita. E infine ci siamo inchinati ancora una volta davanti all’umiltà e al rispetto con cui Eddie tratta i propri fan, un’onda magnifica di persone, allo stesso tempo gentile e impetuosa.

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Ecco, signori, questo è il popolo di Eddie Vedder. Una tribù compatta e affiatata, fatta di migliaia di storie diverse, bandiere diverse e culture diverse. Cercateli in giro per il mondo, vi accoglieranno e vi tratteranno come un vecchio amico, non come uno straniero o come una super-star, esattamente come fanno con Eddie. Caro signor Vedder, è stato un onore aver potuto condividere del tempo con te e con il tuo popolo in una terra così splendida come la Sicilia. Queste sono le esperienze che vale la pena vivere in prima persona. Queste sono le emozioni che nessuno mai potrà toglierci.

“Who I was before I cannot recall”


Simone Bardi