Brick Lane, la strada hipster di Londra

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LONDON, EAST END, BRICK LANE. Mercatini vintage, street art, musicisti di strada e odori di carne arrosto, bagels e curry (che si sostituiscono a quello più british di fritto, di fish and chips). La zona che si è sviluppata attorno a questa lunga strada di mattoni rossi ed ex fabbriche – circa 1km che, attraversando Spitalfields, collega da sud a nord Whitechapel High Road a Bethnal Green Road, nel quartiere Tower Hamlets – ha reso l’East End londinese una meta sempre più visitata e nota al mondo.

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Definita in passato “Bangla Town” per la sua grande concentrazione di immigrati sud-asiatici, negli ultimi anni ha subito il fenomeno della Gentrification, un termine pressoché sconosciuto in Italia ma molto utilizzato in Inghilterra. Tradurlo letteralmente con Gentrificazione non aiuta a comprenderne il significato che deriva dalla parola inglese “gentry” ossia la piccola nobiltà inglese e in seguito la classe media borghese. Venne introdotto dalla sociologa inglese Ruth Glass nel 1964 e indica l’insieme dei cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana tradizionalmente popolare in seguito all’insediamento di un nuovo gruppo sociale di classe media. In altre parole, il progressivo imborghesimento di un quartiere popolare, centrale e degradato,

Infatti, a partire dagli anni ’90 sempre più studenti iniziarono a trasferirsi qui, sia per l’abbordabilità degli affitti (adesso decisamente più cari) che per la vicinanza dal centro e dalla London Metropolitan University portando nuovi negozi, locali e bar che oggi sono tra i più famosi di Londra, e facendo scomparire i vecchi negozi etnici.

Simile è stata la sorte di altri quartieri come Soho e Camden Town. Questa, ad esempio, ha commercializzato la propria essenza Punk trasformandosi in una delle mete più affollate dai turisti. Il fascino unico delle strade di Camden resiste ma i suoi mercatini tanto acclamati sono ormai pieni quasi solo di gadget tutti uguali e prodotti dell’industrializzazione. Attraversare il quartiere merita più per lo spettacolo umano. 

Brick Lane, invece, è frequentata soprattutto dai giovani londinesi, di nascita o di adozione, con gusti eclettici, e il desiderio di distinguersi dai propri coetanei, ostentando un atteggiamento che oggi potremmo chiamare “hipster” – termine che già negli anni ’70 aveva fatto da radice al termine “hippie” e che oggi dei “figli dei fiori” riprende più che altro lo style.

Un giorno a Brick Lane suona dunque così: pranzo al volo tra le bancarelle di street food o in qualche capannone dismesso post-rivoluzione industriale, con tanti stand di cucina dal mondo. Si prosegue poi alla scoperta dei graffiti nascosti, tra cui ne spiccano alcuni dell’artista inglese Banksy. In ogni via si incontrano ovunque angoli e dettagli inusuali, perfettamente in armonia con questa zona urbana un po’ selvaggia e senza regole.

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Dopo qualche passo, dunque, non ci sorprenderà più trovare un orologio incastrato nel cemento di una panchina, né le mille scritte e stickers di cui sono ricoperti i lampioni. Un giro ormai classico è tra i negozi e i mercatini vintage, in cui si possono scovare capi e accessori davvero più unici che rari. E per le cinque del pomeriggio, nessuna catena di caffè americano! Si può scegliere invece tra i tanti bar originali e diversi. Ad esempio, Killer Cereal, che serve latte con oltre 120 tipi di cereali, in un ambiente che assomiglia alla camera di un bambino nato negli anni ’90, con due letti ad una piazza come divanetti e vecchie televisioni con annessa raccolta di videocassette. Mentre per i più romantici e appassionati del rétro, è fortemente consigliata una pausa thè a The Vintage Emporium & Tea Rooms (raccontato e consigliato qui da Elisa), un vero tuffo nel passato.

Insomma, in questa zona, si respira l’opportunità di vedere qualsiasi idea, la più atipica e stravagante, prendere forma. Perché se a Londra tutto è possibile, a Brick Lane lo è un po’ di più.

Valentina Basili