Scene di vita (stra)ordinaria a Francoforte

FFM 02
Simone Bardi

FRANKFURT ha molte storie da raccontare. Spesso sono storie semplici, scene di passaggio, brevi episodi che raramente si lasciano catturare dall’attenzione dei passanti. Eppure questa città, oltre alle tante giacche e cravatte che affollano le strade tra i grattacieli, riserva piccoli scorci di vita (stra)ordinaria capaci di far sorridere l’anima.


Scena 1

Al piano terra di un grande magazzino di Hauptwache, nel reparto cosmetica, c’è una giovane commessa che sta truccando una signora. Nulla di strano, se non fosse che la signora in questione avrà più di ottant’anni e tanta classe da vendere. È lì seduta, con il suo abito elegante e il cappellino appoggiato sulle ginocchia, mentre la ragazza le sta applicando della cipria sulle guance. La signora ha gli occhi chiusi e un sorriso sulla faccia che lascia trasparire quanto stia bene in quella situazione, delicatamente coccolata, in un momento che è tutto suo, dove qualcuno si sta prendendo cura di lei. Quando si alzerà da quella sedia si vedrà bella e il suo sorriso riuscirà a dimostrarlo. La ricerca della felicità non ha età…

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Scena 2

Ogni anno, in occasione della fiera della Musikmesse, vengono allestite piccole postazioni estemporanee in giro per la città con uno o due strumenti musicali a disposizione di chiunque desideri suonare. Così è comune veder spuntare un pianoforte a coda in mezzo alla piazza davanti al Teatro dell’Opera. La cosa straordinaria è vedere un ragazzo di 15 anni in calzoncini corti, scarpe da ginnastica e t-shirt strappata, poggiare a terra il suo pallone da basket, sedersi sorridente a quel pianoforte e mettersi a suonare “Le Onde” di Ludovico Einaudi in un’esecuzione a dir poco perfetta. Non sono tantissime le persone che si fermano ad ascoltarlo, ma lui continua a suonare e continua a sorridere. Suona per se stesso, per la gioia di farlo, per la naturalezza con la quale riesce a diffondere quella melodia. E silenziosamente come era arrivato, sorridente come era arrivato, se ne andrà dopo un piccolo inchino con il suo fidato pallone sotto braccio. L’infinita modestia del talento…

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Scena 3

Disegnata in terra su uno spiazzo del piccolo Bethmann Park c’è una scacchiera gigante. Di fronte alla scacchiera c’è una panchina. È il posto destinato ai giocatori e oggi è il turno di due anziani signori che sembrano non aver nessuna intenzione di alzarsi per andare a spostare i pesanti scacchi. E così, fra tanta gente che affolla il parco, genitori con passeggini, giovani innamorati, uomini d’affari con la camminata veloce, questi due vecchietti ammazzano il tempo “immaginando” la loro partita. Discutono animatamente su quale sia la mossa migliore e ognuno cerca di far capire all’altro quale sia adesso la nuova disposizione. È buffo e tenero allo stesso tempo, anche perché uno sparuto capannello di loro “colleghi” si sta pian piano avvicinando alla scacchiera cercando di seguire i loro assurdi discorsi. Quanto è facile tornare bambini…

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Scena 4

A marzo, quando le temperature cercano timidamente di risalire un po’, la parte pedonale di Willi-Brand Plaz si riempie di gente: tutti seduti sul bordo dei giardini a godersi panini e macedonie tra una chiacchiera e l’altra. È proprio in mezzo a questa folla che in un pomeriggio assolato due coppie di giovani ragazzi si alzano in piedi, si guardano negli occhi e si mettono a ballare lo swing. Non c’è musica, soltanto il brusio della gente che li circonda. Ma a loro non importa, seguono il ritmo che hanno in testa, si creano il loro spazio e danzano. La scena è talmente poetica che nessuno vuole rischiare di rompere quell’incantesimo. Li guardano tutti con la coda dell’occhio, incuriositi, sorridenti, ma nessuno forma un capannello intorno a loro, sembra quasi che tutti desiderino che quella scena faccia parte della normalità di quel momento. E alla fine la musica la senti davvero…


Ogni città, ogni luogo, ogni strada nel mondo è ricca di questi piccoli episodi di vita (stra)ordinaria – ma spesso non li notiamo. Eppure, basterebbe solo un pizzico di consapevolezza in più a strapparci sorrisi e offrirci attimi di felicità.

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Simone Bardi