Questa non è vanità: Palermo e la sua Battaglia

Elena Mazzoni Wagner

Quello che veramente ami non ti sarà strappato.
Quello che veramente ami è la tua vera eredità.
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro o a nessuno?
(…)
Strappa da te la vanità,
non fu l’uomo che creò il coraggio, o l’ordine, o la grazia.
Strappa da te la vanità, ti dico strappala.
Cerca nel verde mondo quale luogo possa essere il tuo,
(…)
Strappa da te la vanità, ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto, questa non è vanità.
(…)
Dai “Canti Pisani” di Ezra Pound

Anthologia – 126 foto di LETIZIA BATTAGLIA @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)

PALERMO è meravigliosa ma come faceva lei a fotografare il cielo azzurro tra i palazzi quando per strada scorreva tanto sangue? Letizia Battaglia ha sempre cercato la bellezza nella sua città ma per anni – negli anni ’70 e ’80 e ’90, negli anni più folli della mafia, negli anni di una guerra civile – è uscita di casa con la macchina fotografica appesa al collo, abituata al pensiero di poter essere ammazzata, e più di ogni altra cosa ha visto povertà, violenza, morte. In mezzo a tanto dolore e orrore ha comunque utilizzato la bellezza, la sensibilità ed il coraggio di persona militante, per raccontare quel pezzo di mondo impazzito, a partire dal suo quartiere, Borgo Vecchio. La sua città, Palermo. La sua terra, Sicilia. L’Italia. Quel mondo che lei ha guardato sempre in faccia e senza mai nascondersi.

LETIZIA BATTAGLIA. PER PURA PASSIONE @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)
LETIZIA BATTAGLIA. PER PURA PASSIONE @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)
LETIZIA BATTAGLIA. PER PURA PASSIONE @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)

Le didascalie delle sue foto sono in gran parte un elenco di morti uccisi dalla mafia. Poi ci sono le donne – madri, sorelle, mogli, figlie – degli uomini uccisi dalla mafia. Ci sono i mafiosi. E gli eroi antimafia. Ci sono i politici che camminano insieme alla mafia. E poi ci sono i bambini per strada, hanno pistole in mano e giocano ad uccidere. 

Anthologia – 126 foto di LETIZIA BATTAGLIA @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)

Ci sono le bambine; c’è una bambina lavapiatti, in una trattoria a Monreale, che non è mai andata a scuola, e un’altra con un pallone in mano, nel quartiere La Cala, che guarda in camera la fotografa con occhi che sembrano aver visto già tutto. Quella bambina guarda noi. 

Anthologia – 126 foto di LETIZIA BATTAGLIA @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)

Ci sono le persone dei quartieri popolari ma anche la borghesia e la nobiltà palermitana. Ci sono tutti, c’è la vita e la società italiana degli anni ’70, ’80, ’90. Le ultime foto, scattate negli anni Duemila, sono invece delicati montaggi: a quella sofferenza immortalata così intensamente, Letizia Battaglia ha dovuto anteporre una speranza; a quei corpi caduti a terra senza vita, alle pozze di sangue sull’asfalto, prova a dare un nuovo significato; e così, ai cadaveri che ha fotografato tanto in passato, ora accosta segni di vita e purificazione, come il corpo nudo di una giovane donna, come una pianta, un fiore, uno sguardo al futuro che deve, deve essere migliore. Perché è impossibile dimenticare ma è sempre possibile cambiare.


Anthologia – 126 foto di LETIZIA BATTAGLIA @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)

Davanti al ritratto di Rosaria Schifani, l’allora giovanissima vedova di Vito, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone, davanti alla fotografia di Letizia Battaglia – elegantemente esposta al Museo MAXXI (Roma) in un’emozionante retrospettiva, curata anche da Paolo Falcone, dopo la prima a ZAC – Zona Arti Contemporanee nei Cantieri Culturali alla Zisa (Palermo) – ecco, davanti al suo fotogiornalismo diventato inconsapevolmente fotografia da musei e collezioni, credo che l’arte debba avere sempre un senso così chiaro e un valore anche universale; credo che l’arte abbia il diritto e il dovere di esistere, che sia necessaria come l’aria, che dobbiamo amarla e proteggerla e promuoverla, quando corrisponde ad un impegno etico, civile e sociale, quando ha un messaggio forte, quando è espressione libera di una pura passione per la vita. Tutto il resto credo sia solo vanità. E la vanità è inutile, è niente.


Letizia Battaglia nasce nel 1935 ma inizia a vivere a 40 anni, racconta in un documentario, quando decide di essere una donna libera, divorziare e intraprendere la carriera di fotogiornalista. Comincia con una macchinetta da quattro soldi ma il suo sguardo, il suo linguaggio e la sua posizione, si distinguono subito, sin dal primo servizio dedicato a Enza Montoro, prostituta di Palermo coinvolta in un omicidio, e pubblicato nel 1969 sul quotidiano L’Ora. Presto si sposta a Milano dove entra in contatto con la tormentata situazione politica e creativa degli anni ’70: le manifestazioni della destra e della sinistra, i processi, le occupazioni, come quella della palazzina Liberty con Dario Fo e Franca Rame. Nel 1974 torna a Palermo, chiamata da L’Ora a dirigere la fotografia e così, sulle pagine di questo giornale, documenta e denuncia gli anni più drammatici nella storia della città.

Con Franco Zecchin, collega e grande amore, fonda l’agenzia Informazione fotografica (frequentata anche da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna) per cercare di coprire tutti i fatti, il più possibile, tutto quello che succede, ventiquattr’ore al giorno. Nel 1985 vince il premio Eugene Smith e intanto la Magnum Photos, anche se non la rappresenta, distribuisce i suoi scatti più famosi. Letizia Battaglia sta raccontando Palermo e la Sicilia e l’Italia al Mondo. 

E pensare che nei primi anni di lavoro, nessuno voleva farla avvicinare alle scene del crimine. Passavano i giornalisti della Rai, passavano i cronisti locali, e lei no. Era una donna che voleva fare il suo mestiere, era una donna tra solo uomini che non la ritenevano credibile perché donna. Allora lei si metteva a gridare finché il capo della polizia, che spesso era Giorgio Boris Giuliano (investigatore e capo della squadra mobile di Palermo, poi ucciso dalla mafia), non veniva a dire “lasciatela passare”. 


Attraverso la fotografia, sempre in bianco e nero, sempre tra vita e morte, Letizia Battaglia documenta e denuncia la follia mafiosa. La macchina fotografica è la sua arma più forte ma conoscendo altri artisti e attivisti, scopre altre passioni – la regia, il teatro, l’editoria, la politica – altri linguaggi per esprimere sempre e comunque il suo costante impegno civile e sociale. Dirige due opere di teatro sperimentale e organizza laboratori con la “Real Casa dei Matti” per i pazienti dell’ospedale psichiatrico di via Pindemonte. Nel 1986, entra in politica come assessora nella giunta di Leoluca Orlando. E nello stesso anno diventa editrice indipendente. Prima con “Fotografia”, rivista dedicata alle donne fotografe. Poi con il mensile “GRANDEVÙ. Grandezze e bassezze della città di Palermo” per i dibattiti sui temi della politica, dell’ambiente, della situazione sociale, negli anni cruciali della Primavera di Palermo. Poi con Mezzocielo“, una rivista “per donne, fatta da donne” e pubblicata ancora oggi dal 1991. E nel 1992, come risposta agli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, prende vita il progetto “Edizioni della Battaglia” con oltre cento volumi tra saggi di critica letteraria, traduzioni di autori internazionali, manifesti politici, approfondimenti sociali, poesia.

Nell’editoria, come nella fotografia, parla sempre forte e chiaro. Parla e agisce per contribuire ad un cambiamento, alla costruzione di un futuro migliore; parla ma soprattutto agisce, con il proprio lavoro, con le proprie passioni, con la propria vita.

Anthologia – 126 foto di LETIZIA BATTAGLIA @ Museo MAXXI, Roma (24 Nov. ’16 – 17 Apr. ’17)

Anthologiaè un’installazione che raccoglie la summa del lavoro di Letizia Battaglia con 126 fotografie, tra immagini divenute icone e scatti meno noti. E gran parte del suo lavoro racconta Palermo, racconta la sua città, dove lei (oggi 82enne) continua a combattere e a cambiare le cose.

Di recente, ha potuto finalmente annunciare l’apertura del Centro Internazionale di Fotografia nel padiglione 18 (restaurato dal comune) dei Cantieri Culturali alla Zisa, ex area industriale. Ne sarà Direttrice, a titolo gratuito. Ancora un gesto d’amore per la sua Palermo.

C’è una poesia di Ezra Pound (tratta dai “Canti Pisani”) che lei stessa interpreta ne “La mia battaglia” – film documentario del regista palermitano Franco Maresco, a cui la fotografa si racconta – e di cui in molte altre interviste cita almeno questi versi: “Strappa da te la vanità, ti dico strappala. Ma avere fatto in luogo di non avere fatto, questa non è vanità.” No, questa non è vanità. Questa è volontà. È pura passione. È Letizia Battaglia.

Elena Mazzoni Wagner