Il viaggio come forma d’Arte (Déco)

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ITALIA tra anni ’20 e ’30 del Novecento. Anni voraci, affamati di modernità e nuovi orizzonti. Il culto del lusso e del gusto, della bellezza e del piacere, alla ricerca dell’originalità anche nel più banale dettaglio. Quel decennio è davvero esistito, un breve respiro di frivolezza a cavallo tra le due grandi guerre.

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La mostra allestita a Forlì presso il complesso dei Musei di San Domenico (11 Febbraio – 18 Giugno 2017) racconta l’Art Déco italiana e questo particolare e intenso periodo storico attraverso un’esposizione che spazia dalla pittura all’architettura, dalla grafica alla ceramica, mostrando lo stile di vita eclettico, mondano e internazionale di una società che guardava al futuro con incredibile fervore e curiosità. Tra le nuove tendenze in voga nella classe borghese se ne staglia una destinata a cambiare la visione del mondo: il gusto di viaggiare. Proprio così, l’Art Déco* trasformò il viaggio in un’espressione estetica.


* Déco: forma abbreviata di décoratif («decorativo»), usata spesso in luogo della locuzione “art déco”, che designa lo stile diffusosi in Europa e in America a partire dagli anni ’20 del Novecento, e soprattutto dopo il 1925, anno in cui si svolse a Parigi l’Exposition des Arts Décoratifs et Industriels Modernes (e perciò detto anche Stile 1925); influenzato dall’art nouveau, dalla Bauhaus, dal cubismo, adottò forme semplificate, stilizzate, geometriche, e materiali nuovi e più poveri, ispirando artisti e architetti, ma soprattutto i creatori delle arti applicate, che spesso adattarono alle esigenze della produzione industriale l’alta qualità delle loro opere.

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Viaggiare per uscire dalla monotonia, per assaporare una vita diversa almeno per qualche giorno. Ben consapevoli del fascino non solo della meta ma anche del viaggio in sé, la classe borghese comprende che i canoni Art Déco dovessero essere applicati anche ai nuovi avveniristici mezzi di trasporto che si andavano diffondendo: il treno, il piroscafo e l’automobile. Quest’ultima era considerata la massima reincarnazione del mito della Velocità, già idolatrata dai futuristi come emblema del dinamismo della nuova società industriale. All’interno della mostra è esposta la “Isotta Fraschini” del vate Gabriele D’Annunzio che colpisce per il suo blu così intenso, brillante e vorace, proprio come quegli anni pieni di vita.

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Anche il treno diviene un raffinato simbolo  di modernità, perfetto per creare nuove occasioni di vita mondana durante le ore trascorse in carrozza, in un ambiente lussuoso e ricercato. Non possiamo non citare l’Orient Express, che partiva da Parigi passando per Vienna fino alla Romania, per poi completare il viaggio fino a Costantinopoli. Inaugurato nel 1883 raggiunse il suo apice negli anni Trenta,  quando vennero aggiunti altri due collegamenti: Il Simplon Orient Express che passava per Losanna, Milano, Venezia e Trieste e l’Arlberg-Orient Express, da Zurigo ed Innsbruck per Budapest. Possedeva carrozze notturne e una sala ristorante, famosa per la prelibata cucina e quindi il vagone ristorante con pareti in legno riccamente intarsiate che donavano un tocco finemente aristocratico.  

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Il gusto Déco fu lo stile – poi definito “Stile 1925” – delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto, di un codice stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti, alla moda negli anni Venti e nei primissimi Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa.

Le nuove stazioni in linea con i canoni estetici del tempo (Milano Centrale ne è un esempio) pullulavano di viaggiatori, spettinati dal vento degli arrivi e partenze dei treni rimbombanti sulle rotaie.

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Tra 7a2e1525bc37e128cbf057e5b7120e6ele mete estive favorite ricordiamo la Costa Azzurra e la Riviera Ligure, il Lido di Venezia e il Lago di Garda, mentre in inverno le stazioni sciistiche del Nord Italia. Fu proprio la classe borghese dell’epoca a determinare la fortuna di questi luoghi, noti ancora oggi. Moderne campagne pubblicitarie, realizzate dai migliori artisti dell’epoca, furono di aiuto nella promozione turistica.

La costante ricerca dell’evasione e della bellezza non era superficialità; questo tentativo di “vivere la vita come un’opera arte” (per dirla come il poeta D’Annunzio) nacque e si diffuse per sopperire ad una paura più o meno consapevole, una reazione all’inevitabile cambiamento sociologico e antropologico in atto. Di fronte ai centri urbani che si sviluppavano sempre più rapidamente e ai nuovi complessi industriali che sorgevano fuori da questi, la borghesia scelse di rispondere con l’Arte e raffinati dettagli che illuminassero il grigiore cittadino. E così con i viaggi interrompeva la monotonia di una quotidianità sempre più fabbricata e confezionata.

Come disse Margherita Sarfatti – scrittrice e critica d’arte – riferendosi a questo periodo storico: “Invochiamo il dono di un po’ di bellezza per addolcire, per arricchire, per nobilitare l’aspra vita quotidiana con il sorriso del divino, del solo indispensabile superfluo.”

Con l’evolversi della società, il modo di intendere il viaggio è cambiato, ha perso la sua dimensione strettamente elitaria e lussuosa, ma il sentimento di fondo che muove ogni viaggiatore è sempre lo stesso: il gusto di scoprire e vivere qualcosa di nuovo

Valentina Basili