Il Fintocolto cerca vacanza

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Walter Tripi | Il Fintocolto

È notte, la finestra è semiaperta. Entrano macabri suoni di bottiglie che si spezzano e risate maledette in lontananza, come se un aperidemonio fosse in corso. Più genericamente, incolti sempre pronti a precipitare nell’inettitudine del divertimento il piacere poetico della notte estiva. Insieme ad esse, a farsi spazio tra le molecole volanti d’odore ascellare, una zanzara. Una sola, la prima del branco sempre pronto a succederle in caso di ritirata. Ronza l’inferno nelle orecchie del Fintocolto, nervose come tutto il resto del corpo coperto da una generica mutanda che, se sul retro va in parte ad esplorare il taglio culare del nostro, sul davanti riporta una sinistra scritta. Una parola che è un avvertimento, semi-coperta dalla saggia lonza museale del Fintocolto. Una parola che evoca momenti di dolore e sconfitta inevitabile, quasi come nella morte. Una parola sola che è un canto lugubre, un Kaddish laico: SPORT.

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Il Fintocolto è nervoso. È notte, la finestra è semiaperta. E deve scegliere dove andare in vacanza. L’occhio scorre tremante tra le seicentoquarantasei finestre aperte in quel Windows 8 che non ha ancora imparato a usare, che spera un giorno di poter sostituire con una mela mangiata da mostrare alle pulzelle bisognose di citazioni bukowskiane.

La prima finestra è Groupon. Il Fintocolto non si fida del tutto. Peccato, perché il pacchetto di 2 giorni a Civitella Benazzone, con “notte sotto le stelle” in giardino pubblico e “cena inclusa: fetta di salame tipico e prosecco immaginario” a 79.90 euro sarebbe interessante. Ma si sa, su questi siti l’inghippo viene sempre fuori quando meno ce lo si aspetta.

La seconda finestra è Groupalia. Solo 109.90 euro per un’intera settimana alle Eolie. Esclusi ci sono soltanto il viaggio, il vitto, l’alloggio. Vendono l’idea, ma che idea. Ad ogni modo, il Fintocolto non ha mai imparato a usare Paypal.

Dalla finestra n.3 alla n.645 sono siti di compagnie di volo e accumulatori vari di offerte troppo costose. I nomi delle città girano nella testa del Fintocolto insieme alle note di una terribile canzone dance, tormentone dell’estate, che mai ammetterà anche solo di conoscere nelle uscite dei giorni successivi. Il mix con il ronzio zotico di zanzara è tutto sommato accettabile, meno lo sono i ripetuti schiaffi che il nostro uomo si tira in ogni dove per autodifesa dal malefico animale volante, gonfiandosi come il miglior Rocky che sogna di essere Apollo.

Tutto è troppo costoso. Il Fintocolto vorrebbe poter amare la montagna ma è troppo impegnativa: passeggiate in salita esageratamente più lunghe di quelle strettamente necessarie per arrivare dal letto al frigo, a cui invece è abituato. Non solo, ci sarebbe la logistica: il Fintocolto si preparerebbe alla scalata del muretto di casa acquistando attrezzature sufficienti a armare gli eserciti spartani, alieni e alpini per una guerra spaziotemporale.

Città europee: il Fintocolto non ha preferenze particolari, va a prezzo, come al ristorante. Qualora la scelta fosse valida, in ogni caso, comprerebbe e leggerebbe guide di ogni tipo per informarsi su tutte le attrazioni cultural-filosofico-letterarie della mèta prescelta, che in ogni caso non userà mai ma che potrà spendere durante il viaggio di andata e soprattutto di ritorno, come se non si fosse limitato a provare i Kentucky Fried Chicken e a fare selfie con improbabili imitatori ambulanti di Michael Jackson. L’importante è che ci sia un po’ di arte contemporanea da poter carezzare per un istante con gli occhi, tanto nessuno la capisce e ogni interpretazione è sufficientemente valida.

E poi c’è il mare, che mette sempre un po’ a disagio il Fintocolto, ma soprattutto le sue mozzarellose lonze da aperitivo: dirà che c’è troppo chiasso, che vuole riflettere, che vuole leggere, che non ha voglia di impanarsi e friggersi come un Filet-O-Fish qualunque. Peraltro egualmente fuori luogo.

La pagina n. 646 è ovviamente quella di Facebook. Il Fintocolto osserva attentamente i chili di cosce che cominciano a apparire nei taggamenti vari in giro per il mondo, squadra con aria mesta e leggermente superiore gli ettolitri di errori grammaticali e allungamenti di vocali delle persone che sono “finalmente un po (o pò) in ferieeeeeeee”.

Consultatosi con qualche amico che non è mai abbastanza contento, il Fintocolto si ritirerà sul proprio trono Eminflex, insoddisfatto e ancora indeciso, riflettendo su quanto bello fosse arrivare a giugno durante le scuole elementari. Mettere i sandali e la canottiera dai colori sgargianti, limitarsi a lanciarsi da qualche parte con un pallone, lasciarsi trascinare in spiaggia e sposarsi col mare fino a vedere le mani somigliare alla verza, che tra l’altro non ha mai mangiato. E arrivare al ferragosto, mangiare senza ingrassare le pappardelle della mamma e poi di nuovo a pregare per un ulteriore bagno o almeno per il terzo gelato della giornata.

Che poi, a pensarci bene, probabilmente andrà a finire in modo molto simile anche in questa estate. Con la differenza che la verza ormai l’ha assaggiata: è grande ormai. E gli fa schifo. Sia la verza che l’esser grande.

Walter Tripi