Mu Lan Huage, il vintage market appena fuori città

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Andrea Nardini

SHÀNGHǍI “Meyou piao! Sold out!!” Inizia così la ricerca del Mu Lan Huage, mercato del vintage appena fuori città. I programmi per questa Golden Week erano decisamente diversi. Due-tre giorni interi alla ricerca di una destinazione dove trascorrere un fine settimana bello lungo in totale relax. Avevamo moltissime idee: Huangshan Mountains, Tolou Hakka Village, Zhangjiajie (lo so, il richiamo di Hollywood è forte anche qua in estremo oriente), Harbin, Guilin, mille water town… sarebbe andato bene ovunque. Ma non c’è stato niente da fare. Impossibile trovare un biglietto del treno disponibile. Tutta la Cina, tutto il paese aveva avuto le stesse nostre idee, con qualche ora (giorno o addirittura mese) d’anticipo. Il mio romantico weekend asiatico era terminato ancora prima di cominciare.

Shanghai però non è il peggior luogo dove “rimanere bloccato” per qualche giorno. No. Di cose da fare, luoghi da vedere e persone da incontrare ce ne sono una marea. Decidiamo stavolta di non farci mille problemi e mille progetti sul da farsi. Zainetto in spalla, fotocamera a portata di mano e iPhone note aperto in qualsiasi momento utile.

Il 2 ottobre 2012 ero all’aereoporto di Milano (Italia) direzione Shanghai (Cina). Il 2 ottobre 2013 sono ancora qua e mi permetto addirittura di escludere alcuni posti clou della città all’interno del mio personale tour cittadino. Ne ho fatta di strada, eh?! Bund? Xintiandi? Pearl Tower? Tianzifang? Jing’An Temple? Yuyuan Garden? Bellissimi, ma NO. Troppo caotici in questi giorni, turisti cinesi e non li prenderanno sicuramente d’assalto. E poi in un anno ci ho portato babbo, mamma, amici, zii, cugini, amici di amici, gente mai vista prima che però sapeva che ero qua in città e forse anche qualche cinese unitosi al gruppo turistico “made in Italy”. Non so per quale motivo ma è ormai qualche mese che sono tremendamente affascinato dalla voglia di esplorare la città al di fuori dei canonici posti più turistici. Mi attirano i quartieri meno famosi, non ancora esplorati, dove il turismo è quasi inferiore alla densità di popolazione di un paesino siberiano il 2 di Novembre. Nomi di vie sconosciute e ignoti scorci di città mi seducono terribilmente. Appena ho un attimo libero fuggo dai confini della linea 4.

La mattina non è caldissima. Finalmente (dico io) è arrivato l’autunno. Odiatemi pure, ma io l’estate in città non la tollero. L’aria è fresca e il cielo è tinto di un azzurro che difficilmente Shanghai regala ai suoi abitanti. La città è quasi deserta. Davvero. Tutti quelli che non ci sono hanno trovato quel famoso biglietto del treno. Ahimè, me ne farò una ragione.

In sella alla mia vespa mi dirigo verso Liujabang Lu, subway station. La linea 8 è lì che mi aspetta. Trovo immediatamente posto a sedere, qua non serve un biglietto, basta la metrocard. Direzione Sud. Sette fermate più tardi eccomi arrivato a destinazione: Lingzhao Xincun station. Google-ando sui vari siti d’informazione delle città mi ero annotato delle indicazioni su come raggiungere la metà, informazioni che in realtà non è che fossero poi così azzeccate. Exit 1, e di fronte ai miei occhi ho un’altra città. “No, non è Shanghai!”

Un highway enorme, delle palazzine in pieno stile Est-Russia, e piccole vie piene di venditori di qualunque cosa, da galline a lavatrici, da telefoni cellulari a frutte esotiche che pensavo estinte ormai da anni. Primi giri della zona, e ovviamente non troviamo niente di quello che stavamo cercando. Chiediamo ad un “taxi fai da te” di illuminarci il percorso. Tra una parola cinese, una inglese, una di una lingua inventata e qualche gesto arriviamo ad intuire che non siamo poi così lontani dalla meta.

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Torniamo indietro. L’idea di riprendere la metropolitana e tornare a casa è scritta nei nostri volti. Ma ecco che intravedo un numero dipinto su una cancellata azzurra, sulla parte destra della strada: 1788. Eccolo!! È lui. Forse ci siamo.

Entriamo. È una strada sterrata. Una decina di operai-muratori sono alle prese con delle costruzioni edilizie. Una donna è seduta all’ombra di un tetto. Anche lei lavora lì. Ha la stessa divisa degli altri uomini, ed il viso stanco e pieno di polvere. Ci sorride. Forse ha capito che ci siamo persi. Proseguiamo. In lontananza scorgo il nome del posto tanto desiderato. Miraggio? No, è proprio laggiù in fondo alla strada: Mu Lan Huage, il vintage market più famoso della città. E quando scrivo “vintage”, fidatevi di me, è puro vintage.

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Il mercato non ha un’entrata classica come tutti ci immaginiamo: porta, gradini, ingresso. No, assolutamente. Si tratta di un mega capannone di lamiera, ricoperto da teloni di nylon colorati che si alzano in volo nelle giornate ventose. Potrebbe vendere rifiuti tossici. In quel momento non ci interessa. Lo abbiamo trovato ed è già una gran bella vittoria. Il posto è meraviglioso. Dimenticatevi i vari Camden Town o Portobello Road. Qua la roba è realmente usata.

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Non siamo soli, come mi sarei invece aspettato. Una coppia di ragazzi francesi sta discutendo con il proprietario sulle modalità di consegna di un mobile antico. All’interno c’è veramente di tutto: tricicli, statuette di Mao, piatti, tazzine, mappamondo, libri di medicina indiana, scatole di qualsiasi tipo di biscotti o caramelle tanto care ai nostri nonni o addirittura bis-nonni, bambole, mobili, sedie, panche, armadi, fotocamere analogiche, orologi da taschino, spade, quadri, dipinti, servizi da thè in porcellana cinese etc… L’elenco è pressoché infinito.

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La clientela inizia a farsi numerosa. Io intanto, perso tra un televisore del dopo guerra e un giradischi impolverato, metto da parte quelle poche cose che mi interessano. Non vorrei che quel francese dietro di me mi portasse via il mio mini mappamondo in caratteri cinesi. Hanno già la Gioconda, mi sembra abbastanza.

Difficile fare un inventario di quello che si può trovare @ Mu Lan Huage market. C’è davvero un po’ di tutto. E l’atmosfera che si respira (insieme a un po’ di polvere) è incredibilmente magica.

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CONSIGLI UTILI per chi volesse tentare l’avventura:

  1. Linea 8, scendere a Lingzhao Xincun, Exit 1.
  2. Appena fuori dalla stazione della metro, girare a sinistra.
  3. Dopo nemmeno 200 mt, sempre sulla vostra sinistra, si apre una strada sterrata. Non abbiate paura. Entrate.
  4. No, non siete in un cantiere edile. Continuate ancora un po’, leggera curva a destra ed eccovi a destinazione.
  5. Non perdete tempo nelle classiche foto di rito o post su Facebook, Twitter o Instagram. Ma varcate la soglia, o ancora meglio, sollevate il telo di nylon ed entrate.
  6. Il proprietario non si sa bene chi sia. Dipende dai giorni. Il mio “laoban” (boss, in cinese) aveva pure un super fashion biglietto da visita rosa fluo e la suoneria del cellulare di Gangnam Style.
  7. Trattare il prezzo. Sempre.
  8. Più la roba è nascosta, più è polverosa, più è sporca… E più è rara e di valore. Sporcatevi le mani.
  9. Ho lasciato un binocolo militare, non avevo spazio nello zaino. Non toccatelo. È mio.
  10. Spegnete il monitor del computer e uscite di casa-ufficio. Il vintage market è aperto tutti i giorni. Andateci, ne vale la pena.

DOVE: L’indirizzo è “1788 Ji Yang Lu“, incrocio con Shangpu Lu (济阳路1788号), Lingzhao Xincun metro station, Linea 8.

Andrea Nardini