PreCity: La Suburbia

15 luglio, 2012 0 comments

Marco Nuti

IL CONSIGLIO: L’Odio (La Haine) di Mathieu Kassovitz (FRA, 1995) con Vincent Cassel, Houbert Koundé, Said Taghmaoui.

Sono novantacinque minuti di apnea quelli che si impiegano nella visione de L’Odio, film ambientato nella banlieu parigina, affresco di una realtà che periodicamente si ripresenta ai nostri occhi attraverso le notizie dei telegiornali. In bianco e nero sono narrate le ventiquattro ore successive al ferimento a morte da parte della polizia di un ragazzo magrebino durante una rivolta nella periferia parigina. Vinz trova una pistola e vuole vendicare l’amico, Houbert vorrebbe solo scappare dall’orrore del ghetto, Said cerca di sopravvivere in bilico fra rabbia e responsabilità. Una colonna sonora potentissima, intensa, e citazioni filmiche di tutto rispetto (da Cimino a Scorsese fino a de Palma). Un film che è di fatto un tuffo nell’abisso più profondo della natura umana.

Fece incetta di riconoscimenti (miglior regia a Cannes nel 1995; miglior film, miglior montaggio e miglior produttore ai Cesar del 1996; miglior film e miglior regista ai Lumiere del 1996) provocando non poche polemiche per il suo modo di raccontare le violenze della polizia francese. L’Odio è un film duro che non lascia indifferenti, è un film emozionale e nonostante la sua crudezza è anche una delle pellicole più delicate che possiate affrontare.

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LA RICERCA: Notre Jour Viendrà (Our Day Will Come) di Romain Gavras (FRA, 2011) con Vincent Cassel, Olivier Barthélémy.

Remy è un ragazzo solo, incompreso, senza lingua né patria: Remy è rosso. Vive una vita difficile nella periferia francese in cerca di un’identità e trova in Patrick un alleato e un’ispirazione. La loro fuga allucinata verso l’Irlanda e la libertà diventerà una guerra alla morale di un mondo che non appartiene loro e che li rifiuta, in una storia vorticosa verso l’abisso. Non è una visione facile né tantomeno rassicurante, tutt’altro, se ne esce stanchi e spremuti; ma vale la pena confrontarsi con questa fotografia di una realtà di una provincia discriminante, violenta e senza pietà. Normalmente abituato a girare videoclip musicali (fra i quali Justice, M.I.A., Jay-Z e Kanye West), in questo caso il regista Gavras riesce a destreggiarsi in un film complesso e difficile. Un film, come tanti altri, che in Italia non ha trovato spazio.

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