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Un libro, un luogo, un video

21 febbraio 2012No Comments. Milano, CityTube, Sunday Book

Elena M. Wagner

Un luogo per un libro. Nel caso de “Gli studenti di Storia” dell’inglese drammaturgo Alan Bennett, il giornalista Luigi Mascheroni – al Giornale dal 2001 dove si occupa soprattutto di cultura – non poteva che ambientare la sua prima video-recensione nei corridoi e chiostri dell’Università Cattolica di Milano, dove insegna Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico. Sorpresa. Da adesso, anche Mascheroni ha un blog e chissà se il prossimo passo virtuale non sarà su Twitter (ogni post nasce per essere letto e/o ascoltato il più possibile e cinguettare, si sa, aiuta). Una video-recensione alla settimana, un libro raccontato in pochi minuti in un contesto simbolico e in sintonia col titolo dell’opera letteraria scelta. La promozione al libro e alla casa editrice va da sè. Ma l’idea di un format così immediato che parla di letteratura, mostra la copertina e le pagine stampate di un libro, le sfoglia e ne legge qualche riga, non è solo pubblicità: è anche un invito intelligente e simpatico alla lettura, che usa il linguaggio digitale più completo. E dato che a noi italiani – almeno per ora – l’ebook non piace affatto, conforta vedere un po’ di carta e inchiostro su YouTube. Bella idea, complimenti. Ma attenzione. Come ammette lo stesso Mascheroni, si tratta di un’idea rubata (e riadattata) al collega americano Ron Charles: critico letterario del Washington Post, perde il lavoro quando il supplemento “Book World” che dirige viene chiuso per mancanza di interesse del pubblico; dunque s’inventa dei brevi video nei quali recensisce i libri in modo divertente, sarcastico, antiaccademico e persino surreale. Magia: il successo su Internet lo riporta al giornale. Così nell’agosto 2010, apre sul sito del W.P. la rubrica intitolata ‘The Totally Hip Video Book Review’ e con “Freedom” di Jonathan Franzen inizia la serie. Gli americani hanno molta più confidenza col web. I lettori comprano e scaricano sempre più volentieri i libri da Amazon che leggono poi sui vari tablet, pc, smartphone. – Anche se non manca chi, come lo scrittore Franzen, difende il libro di carta e ritiene l’ebook un danno alla società. – E i giornalisti americani twittano ormai da anni, lo stesso Ron Charles usa i famosi 140 caratteri. (Cosa aspetta Luigi Mascheroni? La “vecchia” email con il link al post del blog – scusate ma ormai sono parole anche italiane – è un tweet in gabbia e rischia di sembrare solo spam. Se spera in un successo simile a quello del collega d’oltreoceano, deve affidarsi alla libertà del web, dove vince la meritocrazia: qui sono davvero i lettori a premiare o no un buon critico, professore, giornalista o blogger).

L’idea, originale o meno, resta interessante. CCT è curioso di seguire questa versione italiana e scoprire i prossimi luoghi-libri suggeriti dal Prof. Mascheroni. Imitare il giornalismo anglosassone non è poi una novità. Almeno stavolta il Giornale è sincero e avvisa i lettori. Mentre nel 2010 e 2011, pubblicando ‘Il Milanese’ (del fotoreporter Max Peef) – 50 storie di vita raccontate da 50 persone di Milano: per ognuna, un video creato dal montaggio di foto in bianco e nero – non ha mai svelato di essersi ispirato al suggestivo progetto ‘One in 8 Million’ del New York Times. Stesso identico format, spudoratamente copiato e incollato. Nessun minimo sforzo creativo, nessun tocco originale. Il risultato, un triste clone. Persino la data della prima pubblicazione è ridicola: il NY Times ha iniziato la serie l’8 Gennaio 2009; il Giornale, l’8 Gennaio 2010, esattamente un anno dopo. Ma la cosa peggiore, è che ilGiornale.it spaccia l’idea come sua. Sembra quasi un brutto vizietto… però stavolta è andata bene: Mascheroni imita Charles, ma con classe e onestà.

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Una riflessione di Ron Charles sul “business” delle recensioni:

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Il video-blog di Luigi Mascheroni

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