Nello studio di Bue2530

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Elena Mazzoni Wagner

C’è una faccia gialla, senza occhi e che ride, che è sempre più facile incontrare per le vie di Firenze. Ormai sono mesi che Bue2530 provoca la città con la rappresentazione di questo volto cieco e dal sorriso ebete. Il giovane street artist, prima di tutto writers (infatti una parete del suo studio è ricoperta da bombolette spray, tenute in ordine cromatico) la chiama semplicemente “Yellow face” ma in mente ha un’idea chiara dell’uomo contemporaneo: disinteressato e passivo, che si rifiuta di vedere e capire con il proprio pensiero, troppo pigro per osservare la realtà, entusiasmarsi davanti alle cose belle e criticare quelle brutte; l’homo videns direbbe Giovanni Sartori, l’uomo accecato dalle immagini della pubblicità e della TV, l’uomo inebetito dai messaggi della dis-informazione o censura.

Bue2530 è finito spesso sui giornali, anche per aver collaborato con Clet, il noto artista che decora i cartelli stradali con i suoi adesivi. – (Leggi QUI l’intervista di CCT a CLET) – Insieme, lo scorso Aprile, hanno disegnato  con della carta velina sulle reti di protezione montate per il restauro della Torre di San Niccolò. Ovviamente, l’installazione d’arte non era stata autorizzata. Entrambi operano di notte senza alcun permesso legale di fare “arte urbana” ma lo fanno nel rispetto dell’ambiente (i segni dei loro interventi possono essere rimossi senza problemi). Al contrario di Clet, però, Bue2530 tiene molto a conservare l’anonimato; non vuole assolutamente rivelare la sua identità. “Voglio che la gente mi conosca solo per la mia arte”. Mi spiega che nella cultura ed etica dei writers è così. Mi fa l’esempio dei due grandi miti, famosi in tutto il mondo, Bansky e Blu: nessuno sa chi siano, tutti però sanno riconoscere le loro opere. Ecco perchè, pur avendo incontrato Bue nella sua casa-studio, non darò alcune informazioni riguardo alla sua persona. “Volendo, tutti possono sapere dove vivo e lavoro. Mica mi nasondo. Il mio studio ha una vetrina sulla strada. Solo che la gente cammina e non vede.” Bue2530 è ancora giovane, si è trasferito a Firenze per studiare all’Accademia d’arte, si è diplomato e poi è rimasto qui. Adesso vive a un numero civico rosso (come di solito hanno i negozi) nel quartiere Oltrarno, vicino a piazza Santo Spirito. Lì mangia, dorme, disegna e crea. Difficile campare con l’arte, lui però ha trovato il modo di guadagnare con i suoi disegni: si è preso il diploma di qualifica professionale come tatuatore e ha già dei clienti affezzionati al suo stile. 

Ha sfogliato il suo sketchbook per mostrarmi alcuni disegni: complessi, ricchi di dettagli e tragicomici. I temi, cupi e tristi, contrastano con i colori vivacissimi. L’uomo che è ingannato, che non è libero, che maltratta gli animali fino all’accanimento (lui da un anno è vegetariano). Ma l’argomento che finora ha più trattato è quello della cecità sociale. All’entrata, nello studio, ci sono due televisori vecchi che Bue ha trovato per strada. Sono spenti, ma funzionano ancora. Lui non guarda la tv, preferisce i video su YouTube. Quelle due scatole sono circondate da occhi e personaggi che hanno enormi occhiaie nere. Presto Bue cambierà l’installazione “in vetrina” ma protagonista sarà sempre lo sguardo dell’uomo che non vede.

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IL NOME Perchè Bue2530? BUE lo ha scelto per l’anatomia delle tre lettere, l’estetica grafica (poi da lì è nato l’inevitabile legame con l’immagine dell’animale); mentre 25 e 30 sono due voti che ha ricevuto all’Accademia d’arte, da due diversi professori, sulla stessa identica opera. Da ciò ha compreso che è inutile pretendere di far piacere la propria arte a tutti; l’importante è essere liberi di farla.

Elena Mazzoni Wagner