New York è un evergreen

Giulia Dedionigi

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Straniamento. Questo coglie d’improvviso chi, per qualche anno, è stato costretto ad un esilio forzato fuori dalla città. Il rientro disorienta. Ora la parola d’ordine è spazio pubblico.

A Wall Street milioni di formiche lavoratrici sgambettavano intorno allo Stock Exchange. Non più. Piccoli tavolini verdi ricoprono l’intera area e adesso gli operatori di borsa, nella loro divisa da ex-formiche, si siedono a bere caffè e leggere il giornale. Si stanno forse prendendo una pausa? Accade anche con i turisti sulla Broadway: si riposano dallo shopping dove il famoso traffico giallo sta pian piano morendo. Ovunque è una striscia verde. I ciclisti imperano e sfrecciano sulla Quinta verso Central Park.

Una ex ferrovia è stata trasformata in un giardino pensile. Si chiama High Line, appena ultimata, si sta via via espandendo tra i vecchi binari in disuso. Amache, panchine, alberi e arbusti in città sono curati da gruppi di “tree-hugger”. Una parola che senti cinguettare ad ogni angolo di New York.


INFO High Line: www.thehighline.org

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